Passato fuori concorso all’ultimo Festival del Film di Roma dove è stato accolto trionfalmente da stampa e pubblico (peccato fosse fuori concorso) Le concert segna il gran ritorno alla commedia del rumeno Radu Mihaileanu (Train de vie) a cinque anni dal mezzo passo falso di Vai e vivrai. Equivoci e disavventure, memoria storica e presente nebuloso, potere del regime e vocazione all’arte di arrangiarsi in uno scoppiettante e paradossale carosello multirazziale.
Tutto comincia con un fax. Quello intercettato casualmente da Andrei Filipov (Alexei Guskov), uomo delle pulizie del Bolshoi ed ex direttore d’orchestra licenziato all’apice della sua carriera da Brežnev per essersi rifiutato di allontanare i musicisti ebrei, che su quel pezzo di carta (sopra c’è l’invito per suonare allo Chatelet di Parigi) vede scritta la sua rivincita attesa da 25 anni.
Riuniti i vecchi compagni e presentatosi come direttore d’orchestra in carica, ecco il tenace Andrei sotto la Tour Eiffel alla guida di una sgangherata e irresistibile comitiva di semi barboni russi, gitani ed ebrei.
Note ed affari (c’è chi traffica con una partita di cellulari), disperazione e sogni infranti (la manifestazione degli ex comunisti popolata di comparse), sensi di colpa e rancori, vecchi ideali e figlie segrete da conquistare in scena. Narratore grottesco in bilico tra farsa e realismo, Mihaileanu gioca sul confronto tra individuo e collettività in un riuscito, energico e tragicomico balletto di anime alla ricerca dell’armonia, politica e musicale. In sottofinale l’esecuzione filologica di 12’ del Concerto per violino e orchestra di Čajkovskij.
Nelle sale dal 5 febbraio distribuito da Bim.