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martedì 1 dicembre 2009
di Claudio Fontanini
A serious man
Ricordi, sorrisi e pessimismo nell’ultima, divertente commedia dei fratelli Coen sul mondo ebraico
La galleria di surreali e grotteschi personaggi dei fratelli Coen si arricchisce stavolta col ritratto in chiaroscuro di un uomo serio. E’ il pavido Larry Gopnik (lo strepitoso e misconosciuto Michael Stuhlbarg, un Tom Hanks imbolsito), insignificante professore ebreo di fisica che vive la sua ordinaria esistenza nella Minneapolis del 1967 (quella dove sono nati i geniali registi di “Fargo” e “Non è un paese per vecchi”). Convinto di essere a capo di una famiglia perbene, lo sventurato ed inerme cattedratico si troverà alle prese con una serie

La galleria di surreali e grotteschi personaggi dei fratelli Coen si arricchisce stavolta col ritratto in chiaroscuro di un uomo serio. E’ il pavido Larry Gopnik (lo strepitoso e misconosciuto Michael Stuhlbarg, un Tom Hanks imbolsito), insignificante professore ebreo di fisica che vive la sua ordinaria esistenza nella Minneapolis del 1967 (quella dove sono nati i geniali registi di Fargo e Non è un paese per vecchi).
Convinto di essere a capo di una famiglia perbene, lo sventurato ed inerme cattedratico si troverà alle prese con una serie di nefasti avvenimenti che lo travolgeranno in un catastrofico crescendo.

Si comincia col tradimento della moglie che gli preferisce un anziano e corpulento collega e chiede il divorzio rituale; si prosegue con il ricatto di uno dei suoi alunni che vuole essere promosso ad ogni costo e si finisce con una serie di minacciose lettere anonime che lo screditano in vista di una promozione universitaria. In mezzo c’è un figlio che inizia a fumare marijuana il giorno prima del Bar Mitzvah (importante cerimonia religiosa ebraica che si tiene nella sinagoga e che si celebra quando i ragazzi raggiungono i 13 anni) ed una figlia che vorrebbe rifarsi il naso e gli sfila i soldi dal portafoglio. Se poi sul divano di casa dorme anche un fratello disoccupato e afflitto da una fastidiosa cisti sebacea, il quadro è completo. Alla disperata ricerca di un centro di gravità, il povero Larry, tentato da una vicina di casa che prende il sole nuda, si rivolgerà a tre rabbini dai quali si attende risposte che non arriveranno.

Aperto da una citazione (“Accetta con semplicità tutto ciò che ti accade”) e da un prologo in jiddish ambientato un secolo prima in uno shtetl (piccolo villaggio ebreo nell’Europa orientale in un lontano passato) polacco inventato dai Coen, A serious man - presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Roma - mette in scena un perfetto e indimenticabile campionario di facce e corpi in una commedia angosciosa che strappa la risata ed il terrore nello stesso momento. Grandi domande e improbabile quotidiano, dentisti che scoprono invocazioni d’aiuto dietro incisivi di pazienti goy (non ebrei) e morti improvvise (l’incidente d’auto dell’amante della moglie alla quale il protagonista finirà per pagare anche il funerale…), i Jefferson Airplane e F-Troop, incubi e minacciosi uragani in arrivo.

Acido, tormentato e problematico, il nuovo film dei Coen si diverte a nascondere dietro la facciata ilare e solare delle linde villette a schiera, un mondo, quello della comunità ebraica di Minneapolis, lontanissimo dall’iconografia giudaica che comunemente appare sul grande schermo. Anche questo è un gran merito in un film che a qualcuno sembrerà un’opera minore nella ricca filmografia degli autori di Barton fink, mentre in realtà è piuttosto un’altra minuziosa e spietata radiografia della condizione umana

Nelle sale dal 4 dicembre distribuito da Medusa.

Curiosità:
*
In linea con il principio di lavorare con attori sconosciuti al pubblico cinematografico, i fratelli Coen hanno scelto quasi tutti i protagonisti a Minneapolis, dove avrebbero girato il film. Spiega infatti Joel Coen: “Come avevano già fatto con Fargo, molti dei ruoli di A Serious Man sono interpretati da attori locali”.
* Oltre altri attori principali, la scelta di numerose comparse e figuranti - tra cui c’è anche Rachel Tenner, una delle direttrici del casting (mentre l’altra è una collaboratrice di lunga data dei fratelli Coen, Ellen Chenoweth) - ha richiesto numerose visite ai centri giovanili, alle comunità e alle sinagoghe di Minneapolis e St. Paul. Ricorda Robert Graf: “Rachel ha tentato di andare più in profondità e di non limitarsi agli attori presentati dagli agenti perché pensavamo che fosse doveroso uscire un po’ dal seminato, soprattutto per alcuni ruoli per i quali abbiamo organizzato dei provini aperti”.
* Soltanto la scoperta di volti nuovi e freschi ha assicurato la continuità con la filosofia dei fratelli Coen e con quella che Ethan definisce “la completa incongruità degli ebrei del Mid West. Desideravamo scritturare dei veri ebrei diametralmente opposti agli ebrei di Hollywood. Quelli del film sono ebrei delle pianure ed è questo che volevamo portare sullo schermo poiché si tratta di una cultura, di un mondo e di sentimenti totalmente diversi da quelli delle comunità ebraiche di New York o di Los Angeles”.


Links correlati
http://filminfocus.com/focusfeatures/film/a_serious_man/

 
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Foto Ufficio Stampa Lucherinipignatelli

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