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giovedì 28 febbraio 2008
di Silvia Di Paola
Jumper - Senza confini
Opportunisti e privilegiati: una nuova razza di supereroi sbuca dal fanta-thriller di Doug Liman

Può attraversare muri e casseforti. Può vedere 20 tramonti in una sola notte. Può essere ovunque e in un battito di ciglia. Anzi, è ovunque: a New York e a Tokyo, a Roma e nel Sahara più profondo, a godersi una cena in Giappone e a fare surf in Australia, tutto in tempi ravvicinati. Abbraccia un segreto, ovviamente: ha la capacità di teletrasportarsi ovunque. Ma è libero? Forse no, ma ciò che conta nella sua storia è l’azione che si consuma. L’azione ad uso e consumo del pubblico. E la faccia (bella, ma mai significativamente espressiva e i fan di Star Wars ne sanno purtroppo qualcosa) di Hayden Christensen, che veste i panni di David Rice dal misterioso potere, ma che è tutto tranne che un supereroe in Jumper, fresco thriller fantascientifico diretto da Doug Liman.

Sospeso tra l’avventura alla Bourne (non dimentichiamoci che Liman ha firmato, appunto, The Bourne Identity) e i voli temporali e oltredimensionali alla Matrix, è spiazzante per la gestione del tutto personale e opportunistica che i nostri due antieroi fanno dei loro superpoteri: mai per aiutare gli altri, sempre usati per divertire se stessi. Come dice l’altro protagonista, Jamie Bell (“in fuga, non facile, dai film legati alla danza che mi hanno lanciato, invece che supereroi in lotta per giustizia e libertà, sono personaggi che non legano grandi poteri a grandi responsabilità, ma solo al godimento assoluto. Eppure, nonostante ciò e forse proprio per questo, non sono felici”.

Di più. Per Rachel Bilson (anche protagonista del remake americano dell’Ultimo bacio), “il film è un tentativo di catturare l’essenza di una storia bellissima, una storia di due tizi abbastanza normali, due uomini come tanti anche se da loro a volte ti puoi far portare in luoghi in cui nessun altro può portarti in quel preciso lasso di tempo”. E per Christensen, da sempre attratto "da personaggi con grandi responsabilità e con grandi conflitti interiori, si tratta di un capostipite assoluto, una sfida che a livello emotivo per me non ha uguali e credo anche per gli altri attori, che hanno dovuto lavorare in scene in cui si gridava ’stop’ e tutti dovevano fermarsi all’istante, poi si ridava il via e tutti dovevano ricominciare a muoversi come se nulla fosse accaduto".

"Credo che tutti gli altri film di fantascienza - prosegue Christensen - non potranno ignorare Jumper, non potranno prescinderne, anche perché al cinema mai prima d’ora si era fatto vedere qualcosa del genere, il teletrasporto è una novità assoluta e ne sentiremo ancora parlare”. Naturalmente nessuno ne dubita anche solo considerando la struttura tutta aperta del film, girato in mezzo mondo, Colosseo incluso, “cosa che io mai avrei pensato possibile - precisa il regista, appena dopo aver dovuto ammettere di non conoscere il cinema italiano e di vergognarsene - mai prima che arrivasse l’autorizzazione che ci ha permesso di entrare in quel posto, dove da 50 anni nessuno andava a girare, e saltellare lì dentro, anche se poi, è ovvio, che molte scene sono state ricreate al computer”.

Hayden, invece, è più poetico: “E’ difficilissimo dire che cosa si prova ad andare lì al mattino presto, col sole che sorge e filtra tra le rovine, solo, mentre vengono preparate le macchine da presa. E’ qualcosa di magico, qualcosa di ineguagliabile che rimarrà per sempre nella mia memoria”. Il domani di Jumper poetico lo è meno. Aperto, apertissimo in tutte le sue trame e sottotrame, il film promette, piuttosto spudoratamente, sequel. Sarà perché, come dice il regista: “man mano che giravamo il film, il mondo narrato si andava ampliando” o sarà perché “moltissima roba non ho potuto metterla dentro e mi è rimasto materiale per altri quattro film, oltre che luoghi da raggiungere” o, ancora, sarà perché, “a differenza di The Bourne Identity qui si tratta di un film che si autorigenera, si autoriproduce”. Sarà per tutto questo che non mancherà il sequel. Al momento dal numero ancora indefinito.

Nelle sale dal 29 febbraio distribuito da 20th Century Fox in 350 copie.

Curiosità:
*
La produzione si è trasferita da Toronto a Roma, da Tokyo a New York, dal Messico ad Ann Arbor, mentre una seconda unità girava a Londra, Parigi e in Egitto
* Lo scenografo Oliver Scholl ha costruito sui set di Toronto degli interni come l’appartamento di Millie, la biblioteca pubblica di Ann Arbor e la casa d’infanzia di David. Ma la maggior parte del lavoro Scholl l’ha fatto con le location più remote. In Italia, i luoghi autentici in cui si sono svolte le riprese comprendevano il Colosseo e l’Arco di Costantino, dove il cast e la troupe hanno dovuto fronteggiare enormi folle di turisti. Inoltre, i realizzatori hanno girato anche a Piazza della Rotonda (con il Pantheon a fare da sfondo all’interludio romantico di David e Millie in una trattoria), all’Hotel Exedra a Piazza della Repubblica e all’aeroporto di Fiumicino.
* A New York, la produzione ha girato al Punto di Osservazione dell’Empire State Building, a Central Park, alla Port Authority e a Times Square. Poi si sono spostati a Tokyo, dove, tra le luci al neon e il caos urbano, la produzione ha sfruttato location come un negozio di noodle nel claustrofobico vicolo di Shimbashi per passare poi alla piazza Hachiko di Shibuya, in cui, mentre camminano attraverso un incrocio formato da sette intersezioni (celebre come il più affollato del mondo), David convince Griffin ad unire le forze per combattere i Paladini. Sempre a Tokyo, hanno girato al Ponte Arcobaleno, un ponte sospeso che offre un panorama in cui si vede la Baia e la Torre di Tokyo, dal quale David e Griffin hanno un ottimo punto di osservazione per controllare i Paladini.
* Per fornire delle solide basi ai complessi meccanismi interni di questa storia epica, la squadra ha ideato due fondamentali regole legate al Salto: Si può saltare in qualsiasi posto visibile e si può saltare in qualsiasi posto che si è visto in passato, anche in una fotografia, almeno fino a quando se ne ha un ricordo vivido.
* Un altro elemento importante delle regole sono le ‘Cicatrici del salto’, delle momentanee aperture o degli squarci nel tessuto spazio-temporale che vengono lasciati da un Jumper e che ogni altro Jumper può seguire.
* E poi ci sono i tether, delle armi elettroniche che i Paladini utilizzano per scovare, rintracciare e alla fine eliminare i Jumper in libertà. I tether sono il peggiore incubo di un Jumper.


Links correlati
http://www.jumperthemovie.com/

 
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