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sabato 3 novembre 2007
di José de Arcangelo
Come tu mi vuoi
Essere o apparire? E’ il dilemma della brillante commedia con la premiata coppia Capotondi-Vaporidis
“Come tu mi vuoi”, è scritto e diretto da Volfango De Biasi - finora regista di corti, documentari, spot pubblicitari, video clip, e qui al suo primo, riuscito, lungometraggio - che, per l’occasione, ha sfornato anche un libro. Un romanzo generazionale ambientato nel mondo degli studenti universitari, “una storia lieve scandita da sentimenti forti”. Il romanzo, edito da Mondadori, rappresenta una sorta di director’s cut: una versione completa della storia che comprende tutto quello che vorreste sapere ma che non vedrete

Come tu mi vuoi, è scritto e diretto da Volfango De Biasi - finora regista di corti, documentari, spot pubblicitari e video clip, e qui al suo primo, riuscito, lungometraggio - che, per l’occasione, ha sfornato anche un libro. Un romanzo generazionale ambientato nel mondo degli studenti universitari, “una storia lieve scandita da sentimenti forti”. Il romanzo, edito da Mondadori, rappresenta una sorta di director’s cut: una versione completa della storia che comprende tutto quello che vorreste sapere ma che non vedrete sul grande schermo, soprattutto il passato dei protagonisti.

La pellicola, invece, sembra la solita commedia giovanile ma invece non lo è, pur rispettandone struttura e stereotipi. Infatti, è un po’ la favola del ‘brutto anatroccolo’ riveduta e corretta secondo la mentalità dominante, tra moda e disimpegno, tra locali e cocaina, edonismo da secondo millennio e vuoto culturale decennale.

 

L’idea mi è venuta vedendo la trasmissione televisiva Veline - dichiara De Biasidove due ragazze erano costrette a sfidarsi ingoiando dei budini e senza aiutarsi con le mani. Io, figlio di una femminista, mi sono chiesto ‘perché le donne non dicono niente’, e avendo studiato negli Stati Uniti ho deciso di scrivere una commedia, a più riprese, che ha diversi piani di lettura. Poi ho proposto il progetto a Medusa che mi ha permesso di lavorare in grandissima libertà”.

Giada, la protagonista, ‘bruttina’ e look da sfigata, un po’ per necessità, un po’ per partito preso, è ovviamente una studentessa modello e civilmente impegnata alle prese con il dilemma di oggi: essere o apparire. Riccardo invece, bello, ricco e viziato, è il tipico prodotto contemporaneo dei quartieri alti: un concentrato di muscoli, moda e qualunquismo. Due mondi opposti che entrano in rotta di collisione in un’aula d’esame all’università. Per caso, Giada si ritroverà a dare ripetizioni proprio a Riccardo. E, ovviamente, per la (solita) crudele scommessa, finiranno per innamorarsi l’uno dell’altra, anche perché nel frattempo e quasi per gioco entrambi, in un certo senso, finiranno per scambiarsi i ruoli. Tutto ciò sulla scia di una certa ambiguità, perché il mondo effimero e vuoto di certi giovani (e non solo) è comunque patinato e seducente.

 

Spero che il pubblico sarà d’accordo con me - spiega ancora il regista - perché credo che, come me, sia stufo del politically correct. Qui c’è uno spaccato di quello che ho visto, il lato urticante di certa gioventù; ma il film non è solo generazionale. Certo non è niente di nuovo, ma la mia costante è dire e fare per far riflettere. Se nasce una polemica ne sono lieto, anche perché il finale è a doppio taglio e si chiude col cartellone con la scritta + cool – tura (su un sedere femminile, ndr). E il mondo fuori è anche peggio. Questa è la realtà, non puro entertainment. Non so se ci sono riuscito, ma secondo me è una commedia a tutto tondo”.

E sul ruolo della Capotondi: “E’ una possibilità che si ha raramente nel cinema italiano. Un vero doppio ruolo in cui Cristiana non credo sia inferiore a qualunque attrice americana o europea”.

 

A sua volta l’attrice confessa di essere stata soltanto due ore al trucco per diventare bruttina. “Erano degli effetti speciali: bolle finte, guance incicciottate, tubicini nel naso per farlo diventare un po’ a pallino, capelli tra il grigio topo e il biondo sbiadito. Quando ho letto il copione mi sono convinta che non era possibile dire di no. Ho scelto una gestualità e una postura particolari, e quando ci siamo incontrati con De Biasi, abbiamo capito di aver pensato alle stesse cose separatamente. Questa, in un certo senso, è la storia della mia vita, perché solo nel corso degli anni ho tirato fuori la mia femminilità. Ero carina ma non facevo uso della bellezza, era il mio modus vivendo. Ho avuto anche la possibilità di rivivere quegli anni attraverso Giada che pian piano scopre il suo lato femminile”.

C’è pure un aneddoto che l’attrice è costretta a raccontare: “Stavamo girando per le vie intorno a Piazza di Spagna, la scene in cui vado a vedere un po’ di vetrine, tutti mi guardavano ma nessuno mi riconosceva finché uno si ferma e dice ‘Quella è la Capotondi, ma quanto è brutta’. A quel punto si fa un capannello di gente e sento frasi del tipo ‘Il cinema fa miracoli, an’ vedi come si veste, come cammina’… Io non ce la facevo più ed ho urlato ‘Basta! Guardate che sono truccata!’. E quello: ‘Pensa se non eri truccata’…".

 

Quanto a me - s’intromette Vaporidis - mi ha fatto piacere uscire dal cliché del bravo ragazzo. Questa è un’occasione per mettersi alla prova. E’ stato affascinante fare l’antipatico, uno che prenderesti a schiaffi. Ma ho cercato di dargli una speranza, un’anima. E’ un vitellone difficile da fare senza vergognarsi”.

A me, infatti, non piace lavorare su personaggi già fatti ma costruiti, chiosa il regista. Gli attori hanno bisogno di copioni che diano indicazioni, che in un certo senso li dirigano verso il personaggio”.

Riccardo è lontano dai canoni del bravo ragazzo - continua Vaporidisma poi ha la sensazione di essere fuori luogo, prova un certo imbarazzo di fronte alla cattiveria sua e dei suoi amici verso chi non la merita. Ho visto tanti ragazzi così estremisti, totalitari di apparenza. Riccardo non è un apatico, ha tutto e non vuol fare niente perché non ne ha bisogno. Giada gli farà tirar fuori un’anima, con lei cambierà rotta”.

Visto che il suo personaggio si esibisce ballando in discoteca, l’attore ammette: “Ho dovuto farlo veramente davanti a 200 persone! Luca Tommassini (il coreografo, ndr) mi ha fatto fare tutto da solo, tanto che ci ho messo tre giorni per fare una coreografia completa perché ogni tanto sbagliavo o andavo fuori tempo”.

 

Riguardo alla mia Fiamma - dice a sua volta Giulia Steigerwalt (da Come te nessuno mai a The Eternal City) che la interpreta - è un personaggio che ho amato molto, totalmente diverso però da quelli che ho interpretato finora, simili, carini, dolci. Fiamma è una gelida ma non vuota; sa quali sono le regole del gioco e vuole giocare fino in fondo. Decide di trasformare la sua amica Giada per scommessa personale e per dimostrare che il gioco è quello. Pensavo di non essere adatta ma Volfango prende un attore e lo rivolta come un calzino. ‘Devi essere Bambi che fa Fiamma’ mi diceva. Eravamo tutti stravolti perché non è così comune che ti chiedano una trasformazione ‘fisica’ ”.

E ci è riuscita perché il suo personaggio sembra uscito da Il diavolo veste Prada a cui il film, volente o nolente, rimanda.

E’ il mio primo film - confessa invece Elisa Di Eusanio, nel ruolo di Sara, l’amica del cuore di Giada - perché dopo l’Accademia ho fatto teatro, tournée incluse. Ringrazio Volfango, perché quando sono arrivata ha ammesso che per Sara non c’erano alternative. Sono orgogliosa perché la mia Sara è una giunonica in carne che ama la vita, un folletto colorato. E grazie a lei è nato un feeling umano con Cristiana, siamo diventate amiche”.

E aggiunge il regista: “Lo stereotipo fa da ponte col pubblico. Mi ricordo a 15 anni, la prima volta che uscivo vestito carucetto mi sentivo dentro un’armatura. Spesso da ragazzi ci si sente sfigato, non guardato, ma quando hai la possibilità di giocarti la partita fai di tutto, anche di più. Quella del film è una dimensione favolistica che fa da ponte tra il dialogo e lo stereotipo. Come favola simbolo, oltre alla trasformazione del ‘brutto anatroccolo’ in cigno, volevo rappresentare anche qualche disagio profondo perché per una cosa che acquisti ne perdi un’altra e alla fine finisci col perdere te stesso”.

 

Poi, riguardo alla lavorazione del film, ammette di aver avuto un budget generoso (due milioni e mezzo di euro, ndr) per un’opera prima. “Si dice che il cinema italiano sia ‘due camere e cucina’, io ho fatto ‘due discoteche e salotto’. Niente è stato lasciato al caso. Forse senza la pellicola di Brizzi, Notte prima degli esami, questo film sarebbe ancora nel cassetto. Ma non è un clone, il successo di un’opera singola - onesta, sentita che mi è piaciuta molto ‑ riesce ad aprire dei filoni in cui è possibile infilarsi. Per quel che riguarda il mio copione avevo scritto una commedia, cosa sempre gradita in Italia, con personaggi chiari e una doppia lettura semplice ed immediata. Quindi una volta fissati gli accordi iniziali ho potuto lavorare con grande serenità e indipendenza”.

 

Il film sarà nelle sale dal 9 novembre distribuito da Medusa in 350 copie.


Links correlati
http://www.medusa.it/cometumivuoi/

 
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Foto da Uff. Stampa LucheriniPignatelli

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