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sabato 2 marzo 2024
di Claudio Fontanini
Ancora un’estate
Una relazione scandalosa per un ritratto spietato dell’alta borghesia
Un ritratto spietato delle ipocrisie e delle ambiguità alto borghesi raccontato attraverso al lente del thriller erotico. A dieci anni da Abus de faiblesse (il suo ultimo film da regista che raccontava la truffa subita nel 2007 dalla regista francese a seguito della disabilità causata da un’emorragia cerebrale) Catherine Breillat torna dietro la macchina da presa è il risultato è un film teso e sensuale, impietoso ed ambiguo che trasforma il desiderio in vendetta e l’attrazione in paura. 

Scritto dalla regista di Romance e A Mia sorella! con la collaborazione di Pascal Bonitzer e basato sul danese Queen of Hearts di May El-Toukhy, Ancora un’estate- applaudito in concorso all’ultimo Cannes e candidato a 4 César (gli Oscar francesi)- racconta di una ricca famiglia con due bambine asiatiche adottive che si vede arrivare all’improvviso in casa il figlio 17enne (l’ottimo Samuel Kircher, una versione moderna del Tadzio di Morte a Venezia di Visconti) e problematico che il marito ha avuto da un matrimonio precedente. 

Taciturno, svogliato, arrogante e in guerra col padre, Théo lega con le bambine e finisce a letto con l’elegante matrigna che vede nel corpo di quel ragazzo ciò che non ha mai avuto in gioventù. 

Tra tatuaggi sul braccio e gite al lago (bellissimo il ritorno in decappottabile sulle note di Dirty Boots dei Sonic Youth), normopatici da evitare (Mi annoiano a morte… confessa Anne al marito, Olivier Rabourdin, che abbandona con gli ospiti nel pieno di una cena in villa) e un passato da non confessare (lei non vuole parlare della sua prima volta lasciando intendere abusi sessuali), manipolazioni e sensi di colpa, il bel film della Breillat è un vertiginoso gioco d’inganni che in quella relazione scandalosa gioca solo una delle sue molte carte al suo attivo. 

Come anticipa il bellissimo interrogatorio iniziale (lei è un avvocato che difende i minori dagli abusi) che finisce per accusare le vittime rovesciando il senso di una giustizia solo apparente e conferma il dolente finale (ma quel marito che non si alza dal letto mentre bussano alla porta nottetempo appare davvero incredibile) che preferisce la dorata e falsa routine alla scomoda verità. 

Con la Breillat, una specialista della provocazione sessuale al femminile, che filma a meraviglia sguardi e corpi dei due amanti (eccezionale la prova della Léa Drucker) in un inno alla follia dell’amore contro ogni convenzione

Si pensa a Chabrol per precisione chirurgica di una  messa in scena che nasconde segreti ma la Breillat tiene alla larga sociologia e moralismi nel nome di un cinema trasgressivo e crudele. E una donna capace per una volta di rovesciare regole sociali e presunti soprusi sessuali attraverso l’arte dell’inganno.  




In sala dal 7 marzo distribuito da Teodora     


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