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martedì 20 febbraio 2024
di Claudio Fontanini
Martedì e venerdì
Edoardo Pesce padre separato nell’opera seconda di Fabrizio Moro
Come si misura il valore del tempo? Che differenza c’è tra correre e scappare? La voce fuori campo di Martino (un magnifico Edoardo Pesce) apre l’opera seconda di Fabrizio Moro (ancora in coabitazione a sceneggiatura e regia con Alessio De Leonardis). 

Periferie romane e vite al bivio ancora protagoniste, come in Ghiaccio, in una discesa agli inferi di un uomo normale scaraventato nell’abisso della solitudine. Proprietario di una moto officina e appena divorziato (da qui il Martedì e venerdì del titolo che si riferisce ai giorni nei quali gli è concesso vedere la giovane figlia), Martino si appoggia a casa del fratello (Adamo Dionisi) e si vede recapitare una cartella delle tasse che reclamano 50.000 euro. 

C’è da trovare una nuova casa in affitto dove ricevere degnamente la bambina ma i soldi non ci sono ed ecco che la strada del crimine diventa l’unica soluzione possibile. Un losco cliente lo invita a guidare la moto e a partecipare a rapine ad una serie di supermercati senza l’uso delle armi. Non andrà tutto liscio naturalmente con Martino diviso tra doveri e dolori e una doppia vita impossibile da tenere nascosta fino alla fine. 

Tra unghie sporche di grasso e sentenze dei giudici (Mi hanno fatto firmare un pacco di cambiali a vita…dice Martino alla causa di divorzio), lezioni di nuoto e un paio di scarpe che firmano una condanna, Martedì e venerdì è un bel ritratto naturalista di ambienti e personaggi che i due registi dimostrano di conoscere alla perfezione. 

Dialoghi realistici e asciutti, volti centrati e una bella tensione narrativa (anche se tutto è abbastanza prevedibile in verità) contribuiscono alla resa generale di un’opera ruvida eppure malinconica che mette al centro lo spaesamento di un uomo colpito ma non abbattuto dai colpi della vita (per rimanere nel gergo pugilistico di Ghiaccio). 

Come conferma il finale solitario di Martino illuminato da una voce (forse solo immaginata) che è un richiamo ad un nuovo inizio. Titoli di coda accompagnati da Nun c’ho niente di Fabrizio Moro e secondo  lungometraggio realizzato da La Casa Rossa nel quale è stato applicato, nel corso delle riprese, un protocollo green che porta ad abbattere l’inquinamento sui set.  

In sala dal 22 febbraio distribuito da Medusa

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