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lunedì 16 gennaio 2023
di Claudio Fontanini
BABYLON
Lo sfrenato baccanale cinematografico di Damien Chazelle
Un’overdose di suoni, colori e sequenze per un grande spettacolo chiamato cinema. Dopo lo Spielberg nostalgico e autobiografico di The Fabelmans ecco il Damien Chazelle di questo sfrenato e rutilante Babylon. Un magnifico atto d’amore per il grande schermo ambientato nella Los Angeles degli anni ’20 con un Brad Pitt da Oscar
Un’overdose di suoni, colori e sequenze per un grande spettacolo chiamato cinema. Dopo lo Spielberg nostalgico e autobiografico di The Fabelmans ecco il Damien Chazelle di  questo sfrenato e rutilante Babylon. Summa di un’arte e di una poetica estetica che dalla carta si trasforma in storia per immagini, l’industria Cinema- e tutto ciò che gira intorno- è al centro di questo magnifico atto d’amore per il grande schermo frutto di una sceneggiatura durata 15 anni di ricerche e riflessioni. 

Come Los Angeles si è trasformata da città desertica dei primi anni ’20 a megalopoli culturale nel giro di un decennio. Il prezzo del successo e le ripercussioni, artistiche e morali, su un pugno di personaggi simbolo di un’epoca e di una società. Tutto questo è Babylon, lussurioso e scintillante circo felliniano trasformato da Chazelle in un viaggio nei generi e nelle ossessioni di un tempo riflesso. 

Dalle comiche ai pionieri del muto, dall’avvento rivoluzionario del sonoro all’America puritana e razzista, dall’ascesa di nuova forma d’arte ad una discesa agli inferi che sconfina nell’horror (Tobey Maguire gangster tossicodipendente in versione Jocker). 

Con Chazelle che stordisce e annichilisce (i titoli di testa arrivano dopo 30’ di baccanale visivo), emoziona e fa riflettere, ammonisce e predica la resurrezione del cinema nell’indimenticabile finale. Girato in 35mm anamorfico, Babylon fa rivivere l’epoca d’oro di Hollywood attraverso le storie incrociate di quattro personaggi. 

Un assistente da set messicano (Diego Calva), un divo che passa le sue giornate tra sregolatezze e divorzi (un Brad Pitt in stato di grazia e che nell’edizione originale biascica a tratti un  irresistibile italiano come in Bastardi senza gloria), una conturbante e fragile starlette  (Margot Robbie) disposta a tutto per la fama e un trombettista jazz nero (Jovan Adepo) catapultato dalla musica al cinema. 

Ed ecco montagne di cocaina ed elefanti trasportati in ville da sogno (l’irresistibile sequenza iniziale), comparse in sciopero e colpi di pistola, luce al tramonto da catturare e cineprese in arrivo con l’ambulanza, ghiaccio sui capezzoli e ciak ripetuti all’infinito (nella sequenza più divertente del film basta uno starnuto a far degenerare un set), Singin’ in the rain e ‘O sole mio, sughero bruciato in faccia e suicidi da insuccesso, debiti di gioco e fama immortale (Ora sei finito ma passerai l’eternità in compagnia di angeli e fantasmi dice a Pitt la giornalista di gossip interpretata da una memorabile Jean Smart). 

E poi ancora produttori (Max Minghella è Irving Thalberg, l’unico personaggio del film realmente esistito) e contratti da firmare, sfavillanti serate e chiamate al telefono senza risposta, eccessi oltraggiosi (c’è anche chi ingoia topi, deboli di stomaco astenersi) e ambizioni smisurate in 3h05’ senza limiti tra scene di danza (lode alla coreografa Mandy Moore), colonna sonora da urlo (Golden Globe a Justin Hurwitz) e vecchie glorie sul passo del baratro. 

Se ne esce esausti e commossi, con gli occhi ed il cuore gonfi di amore per questa settima arte che ha il potere di farci sentire meno soli. Ieri, oggi e domani.  

In sala dal 19 gennaio distribuito da Eagle Pictures

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http://www.eaglepictures.com

 
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