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lunedì 17 gennaio 2022
di Claudio Fontanini
ALINE- LA VOCE DELL’AMORE
La vita di Céline Dion nell’azzardato biopic della Lemercier
Biografia, non autorizzata, di Celine Dion. Presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes e passato al 39° Torino Film Festival, Aline-La voce dell’amore, diretto e interpretato da Valerie Lemercier, racconta splendori e miserie dell’artista canadese.
Biografia, non autorizzata, di Céline Dion. Presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes e passato al 39° Torino Film Festival, Aline-La voce dell’amore racconta splendori e miserie dell’artista canadese che ha venduto più di 200 milioni di dischi in tutto il mondo. 

Diretto e interpretato dalla francese Valérie Lemercier, il film è uno strampalato mix di sogni di gloria e amori nascosti, scelte spiazzanti (la Lemercier, 57 anni che incarna anche la Aline/Celine dodicenne con effetti digitali, comici e mostruosi al tempo stesso) ed esibizioni canore (la voce è della cantante Victoria Sio). 

Bulimico e senza slanci, Aline gioca con la vita e la carriera della talentuosa cantante in 120’ che non appassionano. E dire che tematiche e contrasti da sviluppare non mancavano sulla carta ma l’opera musicale della Lemercier si accontenta del romanzo rosa di facili soluzioni. 

Tredici tra sorelle e fratelli, una famiglia affollata nel Quebec dei primi anni ’80 e una voce unica che sin dalla tenera età lascia d’incanto. 
Sarà il manager Guy-Claude Kamar (nella realtà Renè Angelil) a fare di lei una star e una moglie nonostante la differenza d’età della coppia (21 anni). Show business e monete portafortuna, prime apparizioni in tv e ricette di successo (Le canzoni sono il 45% di uno spettacolo, quello che fa la differenza è ciò che dai di te stessa le dice il manager), lezioni d’inglese e denti da vampiro fino al successo mondiale (vendite record in Vaticano) che la consacra star assoluta e interprete di quel My heart will go on che inizialmente aveva rifiutato e le regalò l’Oscar con Titanic. 

Non mancano naturalmente ostacoli del cuore e di salute (l’operazione alle corde vocali, 3 mesi senza parlare e l’assenza dalle scene), nascite e morti (c’è anche un funerale al ralenty con le note di Love me tender…) in questo manuale di sopravvivenza artistica (Questo lavoro è pericoloso, più dai più vogliono dice Aline) che cavalca quattro decenni e smussa tutti gli angoli preferendo la superficie all’essenza

Con vero e falso che si confondono (ad un provino Aline viene chiamata Céline per errore…) e un senso di spettacolarizzazione forzata che pervade tutto il progetto di questo viaggio pop che è una dichiarazione d’amore di una fan al suo mito più che un film riuscito.

In sala dal 20 gennaio distribuito da Universal e Lucky Red   


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