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lunedì 8 novembre 2021
di Claudio Fontanini
3/19
Nel nuovo film di Silvio Soldini un’ottima Kasia Smutniak in cerca di se stessa
Un’avvocatessa rampante di una multinazionale che vive circondata da uomini e ossessionata dal tempo tra negoziazioni parallele e un passato da nascondere- a se stessa prima che agli altri- viene investita in una notte piovosa a Milano da uno scooter con due uomini a bordo
Un’avvocatessa rampante di una multinazionale che vive circondata da uomini e ossessionata dal tempo tra negoziazioni parallele e un passato da nascondere- a se stessa prima che agli altri- viene investita in una notte piovosa a Milano da uno scooter con due uomini a bordo. 

Uno fugge e l’altro, un giovane immigrato, morirà poco dopo all’ospedale. Inizia da qui per Camilla (una magnifica Kasia Smutniak) un vero e proprio viaggio di conoscenza, rinascita e redenzione che si sviluppa attraverso un’indagine solitaria sulla dinamica degli avvenimenti. 

Chi era quel giovane? Lei è responsabile dell’incidente (ha attraversato la strada col semaforo verde o no?), Perché il guidatore dello scooter è scomparso nel nulla? Domande che non sempre troveranno risposte nel nuovo ed elegante film di Silvio Soldini- scritto dal regista con Doriana Leondeff e Davide Lantieri- e il cui titolo si riferisce ai cadaveri non identificati all’obitorio durante l’anno. 

Alto e basso (con la Milano degli uffici d’affari e quella della mensa di accoglienza di San Basilio), Occidente ed Oriente, destino e caso s’intrecciano in 3/19 in una storia di sentimenti congelati (Credevo di essere diventata un sasso dirà Camilla) e sviluppi non sempre imprevedibili. 

Con la protagonista, amante segreta di un uomo sposato (Paolo Mazzarelli) e madre separata di una figlia che finge di dare esami all’università (Caterina Forza) che troverà in un vecchio scatolone conservato in cantina la chiave per sconfiggere sensi di colpa e dolori inesprimibili (c’è di mezzo una sorella morta in circostanze misteriose). 

Telefoni ritrovati e incubi notturni, un viaggio giovanile in Nicaragua e un paio di scarpe rosse da ricercare, la strofa di una vecchia canzone araba e il sapore di giorno di relax (Domenica? Una strana parola, che significa? dice al Direttore dell’obitorio Francesco Colella che la corteggia) in un film contraddittorio come la vita e che scava con precisione nell’animo della sua protagonista che impara lentamente a fare i conti con la morte per apprezzare sul serio la vita. 

Una sorta di thriller esistenziale sul cambiamento che tra false piste e bello stile (i singoli occhi inquadrati in parallelo dopo la scena d’amore) trova pace nel bellissimo finale immerso tra mare, vento e sole. 


In sala dall’ 11 novembre distribuito da Vision  


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