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lunedì 1 novembre 2021
di Claudio Fontanini
Il bambino nascosto
Un grande Silvio Orlando nel bel film di Andò carico di sguardi e dolorosi silenzi
Un maestro di conservatorio che ha deciso di auto esiliarsi dalla vita e un bambino in fuga dalla camorra convivono all’improvviso di nascosto nell’appartamento dell’uomo mentre la malavita del rione cerca a tutti i costi quel piccolo autore di uno sgarbo alla madre del Boss in coma. 

Liberamente tratto dal suo omonimo romanzo edito da La Nave di Teseo, Il bambino nascosto conferma la misura,  l’eleganza e l’umanesimo partecipato di un autore colto e sensibile come Roberto Andò. Storia d’infanzia negata, di paternità mancate e di filiazioni conquistate, il nuovo film del regista palermitano- che ha chiuso la 78ma Mostra del cinema di Venezia- è una sorta di thriller sentimentale da camera con quei due estranei chiamati a confrontarsi e ad imparare un nuovo alfabeto del cuore. 

Con quella poesia a memoria (Itaca del greco Costantino Kavafis) recitata da un quintessenziale Silvio Orlando in pigiama e pennello da barba davanti allo specchio ad inizio film che si fa rotta esistenziale e manifesto stilistico di un film carico di sguardi e dolorosi silenzi

Ed ecco un sessantenne omosessuale in fuga dal mondo e dalla famiglia capace di prendere in mano persino una pistola pur di ridare un senso alla propria esistenza e a quella di Ciro (il bravo Giuseppe Pirozzi scelto dopo 1000 provini) che racconta di omicidi mai avvenuti mentre sogna di tirare un calcio ad un pallone. 

Sonate di Schumann e pianoforti da accordare, partite a poker e pranzi familiari (Ti sei condannato al fallimento accusa Gianfelice Imparato in attesa di essere promosso a membro del Consiglio superiore della magistratura), attacchi d’asma e assenze di Stato, Totò in tv e un padre da accudire (Tra la legge e l’amore sceglierei l’amore dice Roberto Herlitzka ad Orlando nella scena più bella e toccante del film) in un viaggio da fermi in quella casa/prigione che si fa zona franca per un avvicinamento di anime solitarie. 

Con Andò che trasporta l’ambientazione napoletana da Forcella al Mater Dei e cambia radicalmente il finale preferendone uno più sospeso e speranzoso tentando di allontanare il disegno perverso di un destino già scritto. Calibrato e pieno di interrogativi nei suoi voluti vuoti narrativi, Il bambino nascosto unisce l’orrido e il sublime di una città mondo senza mai scadere nel folcloristico e nella schematicità dei personaggi. 

Lodi alla fotografia crepuscolare di Maurizio Calvesi e al resto di un cast di ottimo livello (Lino Musella ex allievo del Conservatorio ora vicino alla Camorra, l’intensa Imma Villa nei panni della madre di Ciro, Sasà Striano, Francesco Di Leva e Tonino Taiuti).            

In sala dal 3 novembre distribuito da 01     


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