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lunedì 1 novembre 2021
di Claudio Fontanini
LA SCELTA DI ANNE- L’EVENEMENT
Il durissimo film della Diwan, meritato Leone D’Oro a Venezia
Ci sono film che sono vere e proprie esperienze sensoriali e La scelta di Anne (L’Evénément), meritatissimo Leone D’Oro all’ultima Mostra del cinema di Venezia è uno di questi. Diretto da Audrey Diwan e tratto dall’omonimo romanzo di Annie Ernaux racconta la drammatica esperienza autobiografica di un aborto clandestino nella Francia del ’63
Ci sono film che sono vere e proprie esperienze sensoriali e La scelta di Anne (L’Evénément), meritatissimo Leone D’Oro all’ultima Mostra del cinema di Venezia è uno di questi. Il corpo visto come una prigione, una cronaca fredda e raggelante di una studentessa che non intende rinunciare al proprio futuro a costo della propria vita e un inno alla volontà che diventa messaggio politico oggi necessario più che mai. 

Diretto da Audrey Diwan e tratto dall’omonimo romanzo di Annie Ernaux del 2000 (in Italia L’Evento edito da L’Orma) nella quale la scrittrice racconta la drammatica esperienza autobiografica di un aborto clandestino nella Francia del ’63, il film pedina incessantemente la sua straordinaria protagonista (Anamaria Vartolomei) in una via crucis laica che la condurrà su un nuovo cammino di libertà individuale. 

Promettente studentessa di letteratura con sogni da scrittrice e famiglia proletaria alle spalle (la madre è Sandrine Bonnaire), vive nella città universitaria e si scopre incinta dopo una notte di sesso con un partner occasionale. Non vuole partorire (Vorrei tanto un figlio un giorno ma non a costo della mia vita) ma siamo in un’epoca nella quale abortire significa rischiare la galera, per lei e chi l’aiuta a farlo. 

Ed ecco la Diwan che, come i fratelli Dardenne, accosta la sua macchina da presa alla sua protagonista colta negli attimi e nei silenzi delle sue giornate. Le amiche di studi si masturbano col cuscino nella stanza ma non offrono sponde emotive, il professore universitario la invita a concentrarsi vedendola distratta (Ho avuto la malattia che trasforma le donne in casalinghe le dirà Anne), i medici ai quali si rivolge rifiutano sdegnati- almeno in apparenza- la sua implorante richiesta e i compagni di studi maschi cercano perfino di approfittare della situazione (Facciamo sesso, tanto non corriamo rischi, sei incinta…le dice Jean al quale confessa il suo stato). 

Formato 1.67 che incolla lo sguardo dello spettatore ad Anne, il film della Diwan, scandito temporalmente dalle settimane che scorrono inesorabili e punteggiato dalle note mentali e martellanti al piano di Evguéni e Sacha Galperine, è un implacabile e rigoroso viaggio alla ricerca della propria libertà, fisica e interiore

Con la diffidenza che circonda Anne che si fa esclusone sociale e quell’inutile attesa dell’arrivo delle mestruazioni a sancire una sorta di condanna sociale alla quale la protagonista non vuole sottomettersi. La regista francese di origini libanesi, qui al suo secondo lungometraggio, non dimostra né giudica o, peggio, moralizza ma mette in scena pragmaticamente sequenza di una lacerante fisicità che non risparmia allo spettatore un auto aborto e quello operato sulla ragazza da una mammana dell’epoca. 

Con quel ferri da calza e la sonda introdotta nell’utero che riportano per la violenza esibita, ma necessaria in questo caso, a Nymphomaniac di Lars Von Trier e al magnifico 4 mesi, 3 settimane, 2giorni del rumeno Mungiu al quale il film della Diwan si avvicina per stile e tematiche. E il finale liberatorio sui banchi dell’università con quel prendete la penna che è un invito a scrivere da soli la nostra storia vale il prezzo del biglietto. Da non perdere.  

In sala dal 4 novembre distribuito da Europictures

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