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venerdì 15 ottobre 2021
di Claudio Fontanini
L’Arminuta
Alla Festa di Roma il film di Bonito dal best seller della Di Pierantonio
Piccole donne crescono.  Come la tredicenne protagonista de L’Arminuta, il terzo lungometraggio di Giuseppe Bonito tratto dall’omonimo libro di Donatella Di Pietrantonio vincitore del Premio Campiello 2017 (Einaudi editore). 

Costretta a lasciare la vita a cui appartiene e ad un passaggio brusco e traumatico dalla città alla campagna, da un mondo moderno ad una realtà rurale e arcaica (siamo nell’Abruzzo del 1975) la ritornata (è così che viene chiamata in dialetto per tutto il film) scoprirà attraverso il senso di abbandono cosa significa il sentimento di appartenenza

Cresciuta da due genitori che non sono i suoi (ma lei non lo sa) e riconsegnata per necessità (o forse no) alla famiglia di origine, quella ragazzina (l’esordiente Sofia Fiore) che all’inizio si crede vittima di una punizione (Se ho sbagliato qualcosa non lo farò più dice all’uomo che l’ha cresciuta e che la sta per salutare definitivamente) si specchierà nella solitudine della sua nuova sorellina (la bravissima Carlotta De Leonardis) capace di proteggerla da un mondo dominato dagli uomini e scortarla verso una nuova consapevolezza. Di se stessa e del mondo che la circonda. 

Col sogno di ritornare alla vecchia vita da figlia unica che si affievolisce col passare dei giorni e quel confronto vecchia/nuova famiglia dal quale si esce con esiti non scontati. Con vite immaginate e vissute che si danno la mano tra due madri agli antipodi (Elena Lietti e una magnifica Vanessa Scalera carica di sguardi dolenti che implorano amore) e un padre manesco (Fabrizio Ferracane),  svenimenti e corteggiamenti di un fratello quasi maggiorenne, cosce di polle da spartirsi a tavola e prime volte sulla giostra, fughe al mare e casse di arance come ricompensa. 

In un film che fa della ricerca di conciliazione il suo filo rosso e di quell’aliena scambiata come un pacco postale un simbolo di conquista femminile. Peccato che tra qualche bella scena (su tutte la Scalera che tocca amorevolmente per la prima volta la figlia davanti ai quadri scolastici) e un insieme naturalistico che s’impone sui dialoghi, L’arminuta- coproduzione italo-svizzera e unico film italiano nella selezione ufficiale della Festa di Roma- non brilla per stile accontentandosi di un taglio da sceneggiato tv all’Amica geniale. Con molti riferimenti al libro della Ferrante (la storia di solidarietà ed emancipazione femminile, i doppi contrasti, il concorso letterario come opportunità di svolta) che danno a questo romanzo di nuova formazione un sapore di deja vu e poca naturalezza. Occasione colta solo in parte.

In sala dal 21 ottobre distribuito da Lucky Red
 
 
 

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