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lunedì 11 ottobre 2021
di Claudio Fontanini
Ariaferma
Silvio Orlando e Toni Servillo per la prima volta insieme e in gara di bravura
Un carcere ottocentesco in dismissione, le leggi della giustizia e quelle della comprensione umana in una sfida tra due gruppi apparentemente contrapposti ma costretti a condividere per qualche giorno più di quello che sembra. 

Presentato fuori concorso all’ultima Mostra del cinema di Venezia, Ariaferma di Leonardo Di Costanzo si concentra su un pugno di personaggi per rappresentare un mondo a parte fatto di regole e costrizioni, ordini e disciplina. Quello di un istituto di pena sardo in smobilitazione e in imminente chiusura. 

Restano da trasferire 13 detenuti ma un impasse burocratico li costringe a rimanere lì ancora per qualche giorno sotto la sorveglianza di un manipolo di agenti. Il lento avvicinamento psicologico tra il Boss Carmine Lagioia (Silvio Orlando) e la guardia carceraria Gaetano Gargiulo (Toni Servillo) faranno da filo rosso ad un film che allontana ogni malsana tentazione di retorica e buonismo concentrandosi sulla misura di un tempo e di un’estetica che danno valore assoluto all’etica della convivenza e del rispetto della persona

Tra attività sospese e piccole concessioni che diventano manifesto di apertura mentale (la cucina riaperta per cibi non precotti), ispezioni notturne e divisioni interne (Fabrizio Ferracane è l’agente che non condivide i modi sin troppo gentili di Gargiulo), black out elettrici (con la bellissima ed estemporanea tavolata comune) e un vecchio orto che nel finale si fa metafora di nuove occasioni, questo Aspettando Godot carcerario mette in gara di bravura due attori per la prima volta insieme in un film

Dolenti e rigorosi, Servillo e Orlando lavorano di sguardi e non detto più che di dialoghi scritti in un gioco di specchi ed impossibili identificazioni morali dal quale scaturisce comunque una pietas umana capace di sostenere e alimentare un impianto statale altrimenti difficilmente praticabile. 

Girato nell’ex carcere San Sebastiano di Sassari a conformazione panottica (nel film la prigione immaginaria si chiama Mortana) Ariaferma non è comunque un film sulle condizioni delle carceri italiane ma piuttosto sull’assurdità del carcere. E l’invito di questo bel film sospeso eppure incalzante è che lo stato d’eccezione diventi presto la regola. 

In sala dal 14 ottobre distribuito da Vision

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http://www.visiondistribution.it

 
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