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mercoledì 17 marzo 2021
di Claudio Fontanini
Nonostante la nebbia
Integrazione, ipocrisia e umanità nell’ultimo film di Paskaljevic
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale arriva sulle piattaforme Nonostante la nebbia (2019), l’ultimo film di Goran Paskaljevic. Scomparso nel 2020 per un male incurabile, il regista serbo de La polveriera (Premio Fipresci a Venezia e agli European Film Awards nel ’98) racconta attraverso gli occhi di un piccolo rifugiato siriano il lento (e forse impossibile) ritorno alla vita di una famiglia italiana. 

Un ristoratore di un paese della provincia romana (Giorgio Tirabassi) tornando una sera a casa dal lavoro scorge sotto la pensilina degli autobus un ragazzino solitario e infreddolito. Dialogo impossibile (il bambino risponde solo ok e non parla italiano) e una decisione presa al volo: portarlo a casa con sé. Ad attenderli la moglie, depressa e credente (Donatella Finocchiaro) che dopo l’iniziale sconcerto vede in Mohamed (Ali Mousa Sarhan) l’ombra del figlio perso da poco. 

La rinascita collettiva sarà irta di ostacoli tra quel ragazzino che sogna di ritrovare i propri genitori che crede in Svezia e la coppia alle prese coi pregiudizi, affettivi e sociali, di una comunità ipocrita e mal disposta alla tolleranza e all’integrazione. 

Tra centri di accoglienza/lager e  teste di maiale sul pianerottolo, amore cristiano e parenti serpenti (Francesco Acquaroli è il fratello rude del protagonista mentre l’accoppiata Anna Galiena/Luigi Diberti sono i genitori della moglie), una stanza del figlio da riaprire e un vecchio capanno da pesa carico di ricordi (in una delle sequenze più riuscite del film), Nonostante la nebbia è tutto concentrato sul versante affettivo della vicenda tralasciando l’aspetto burocratico (si parla alla lontana di affido temporaneo). 

Scritto da Paskaljevic con Filip David e Marco Alessi, il film finirà per scatenare un cortocircuito tra compassione ed egoismi con quella madre malata che nella notte di Natale finisce per chiamare Mohamed col nome del figlio morto. Andamento piatto e toni pacati (ma la retorica fortunatamente non è in agguato) soffocano non poco il ritmo narrativo di una storia intima e problematica alla quale si chiedeva maggior coraggio espressivo. 

A dare calore e umanità alla vicenda contribuiscono però le belle prove dei due protagonisti. Con Tirabassi sempre credibile nelle vesti dell’uomo della porta accanto col quale si solidarizza al primo sguardo e una Donatella Finocchiaro ormai habitué dei ruoli introspettivi e sofferti. La didascalia finale (Più di 10.000 bambini migranti non accompagnati sono scomparsi in Europa negli ultimi 3 anni, la metà in Italia) rende il senso della necessaria operazione artistica e umanitaria. 

Dal 21 marzo su Prime Video, CGDigital, Itunes, Gplay, Rakuten e Chili distribuito da 102 Distribution          


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