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giovedì 18 febbraio 2021
di Claudio Fontanini
Tensione superficiale
L’originale esordio alla regia di Aloi con una magnifica Cristiana Dell’Anna
La doppia vita di Michela. Cameriera sfruttata in un hotel sul lago di Resia con un figlio 13enne a carico, quell’anonima ragazza madre tutta silenzi e sottomissione decide dopo un incontro casuale con una cliente maltrattata in camera che è giunta l’ora di cambiare vita. 

Riprendersi il passato e il padre del figlio (Philipp Peter Heidegger) per legittimare il suo ruolo di madre e compagna nella società che l’aveva relegata all’invisibilità. Obiettivo da perseguire attraverso la prostituzione del proprio corpo varcando i confini nel week end. 

In Austria, a pochi chilometri di distanza, le ragazze che esercitano il mestiere più antico del mondo sono tutelate dalla legge e ricevono lauti compensi. Ma se in quella Spa a luci rosse qualcuno sa tutto di lei la faccenda si complica non poco. 

Suggestivo, misterioso e innevato (col meraviglioso paesaggio naturale che diventa un altro protagonista del film) Tensione naturale, il promettente esordio dietro la macchina da presa di Giovanni Aloi (al suo attivo una bella trilogia di corti dedicati ai lavoratori) è un percorso di consapevolezza, fisica e morale, intrapreso da una donna in cerca di se stessa. 

Scritto da Aloi con Heidrun Schleef e Nicolò Galbiati il film passa in rassegna rituali di montagna e crisi economica tra accuse di furto e fughe notturne, soldi in prestito, ricatti e bisonti sulla strada. 
Senza giudicare mai i suoi personaggi e con lo sguardo di un testimone dolente del proprio tempo, Aloi sfrutta a meraviglia i toni e i tempi di una Cristiana Dell’Anna in stato di grazia

Fuori dalla gabbia attoriale della Patrizia di Gomorra, l’attrice partenopea si concede senza riserve ad un personaggio mutevole e per certi versi contraddittorio che viaggia tra  sentimento e cinico opportunismo. Sguardo perso o provocante, incedere stanco o sinuoso, la Michela/Mia della Dell’Anna è un personaggio opportunamente fuori dagli schemi di tanto (troppo) cinema italiano al femminile. 

Film di spazi e luoghi dell’anima, Tensione superficiale (un titolo sin troppo simbolico) ha il pregio dell’originalità di una storia che forse avrebbe chiesto ancora più coraggio e rigore. Col versante austriaco sin troppo schematico e accomodante e quello della comunità montana dell’Alto Adige che dà adito a qualche interrogativo narrativo (possibile che nessuno faccia domande sul nuovo tenore di vita di Michela?). 

Finale enigmatico e da dibattito, con quel bellissimo campanile romanico che spunta in mezzo al nulla sulla superficie ghiacciata e che per certi versi rimanda alla sequenza conclusiva de Le onde del destino di cui sembra il controcanto. Perché sfidare la morale cattolica, in Italia, è sempre un atto di coraggio.  Un esordio alla regia solido e convincente con la prova della Dell’Anna che merita da sola la visione. Da vedere.   


In programmazione su Chili e #Io resto in sala dal 18 febbraio 


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