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lunedì 17 febbraio 2020
di Claudio Fontanini
Criminali come noi
Risate e politica sociale nel bel film argentino con Ricardo Darin
Piacerà a Ken Loach questa commedia argentina che miscela sapientemente risate e politica. La firma Sebastián Borensztein, già autore del delizioso Cosa piove dal cielo? passato nel 2011 alla Festa di Roma, che invita alla riflessione e al riscatto sociale attraverso una storia di solidarietà umana che sfida l’establishment

Ad Alsina, cittadina semi disabitata dell’Argentina dell’est, ecco un gruppo di uomini e donne intenzionati a mettere su una cooperativa agricola per rilanciare l’economia locale in crisi. C’è da comprare il vecchio granaio inutilizzato e capeggiati dall’ex calciatore Perlassi (il sempre magnetico Ricardo Darín) si mettono insieme 160.000 dollari americani. 

In fretta e furia, su consiglio interessato di un direttore di banca senza scrupoli, la cospicua somma viene però depositata in una cassetta di sicurezza anziché in un conto corrente. Ma la felicità dura poco perché è il 19 dicembre 2001, il giorno che coincide con l’inizio della crisi finanziaria argentina e del famoso corralito (il provvedimento del governo che vieta di prelevare più di 250 dollari al giorno in banca). 

Inizia da qui una vera e propria caccia al tesoro di quei poveri sognatori truffati (un facoltoso avvocato si è appropriato di tutta la somma versata) che si renderanno conto ben presto che sapere è potere. Orchestrato all’inizio come un western neorealista (la ricerca dei finanziatori sembra la costruzione di una banda) e sostenuto dalle splendide musiche country di Federico Jusid, Criminali come noi- basato sul romanzo di Eduardo Sacheri, La notte degli eroici perdenti- passa in rassegna utopie e malefatte di Stato, l’autarchismo di Bakunin e la voglia di non arrendersi in quello che si rivela un vero e proprio atto di giustizia. 

Con Borensztein che accompagna lo spettatore verso un vero e proprio heist movie nel quale in ballo c’è l’integrità morale e la partecipazione collettiva di un gruppo di uomini disposti a tutto pur di riprendersi quello che era loro. Ma il cuore del film- che abusa sin troppo nella prima parte della voce fuori campo e non scade mai nel melodramma- sono le facce e gli sguardi di personaggi che riflettono sui propri volti le aspirazioni e le difficoltà del tempo. 

Con una nota di merito per lo strepitoso Fontana di Luis Brandoni (se potete non perdete l’edizione originale), filosofo politico riciclatosi gommista e capace di tenere unite le fila di una controrivoluzione benefica e salvifica.  

In sala dal 20 febbraio distribuito da Bim          


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