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martedì 19 novembre 2019
di Claudio Fontanini
L’UFFICIALE E LA SPIA
L’affare Dreyfuss nel capolavoro di Roman Polanski premiato a Venezia
Lo scandalo giudiziario più famoso di tutti i tempi per una lezione di cinema e di storia dagli inquietanti risvolti contemporanei. Gran premio della Giuria all’ultima Mostra di Venezia, L’ufficiale e la spia di Roman Polanski è un capolavoro di stile e rigore che appassiona e coinvolge accantonando accuratamente le armi del facile ricatto emotivo
Lo scandalo giudiziario più famoso di tutti i tempi per una lezione di cinema e di storia dagli inquietanti risvolti contemporanei. Gran premio della Giuria all’ultima Mostra di Venezia (nonostante le dichiarazioni polemiche pre Festival della Presidentessa Lucrecia Martel) L’ufficiale e la spia di Roman Polanski è un capolavoro di stile e rigore che appassiona e coinvolge accantonando accuratamente le armi del facile ricatto emotivo. 

Scritto da Polanski con Robert Harris (l’autore dell’omonimo romanzo- edito in Italia da Mondadori- da cui è tratto il film e dal quale il regista de Il pianista si era ispirato nel 2010 per L’uomo nell’ombra) il nuovo film del regista polacco inizia nel gennaio 1895 dal cortile dell’Ecole Militaire di Parigi dove Georges Picquart (un grandioso e monolitico Jean Dujardin), un ufficiale dell’esercito francese, presenzia alla pubblica condanna e all’umiliante degradazione inflitta ad Alfred Dreyfus (un sorprendente ed irriconoscibile Louis Garrel), un capitano ebreo accusato di essere stato un informatore dei nemici tedeschi. 

Al disonore seguono la sentenza di condanna e l’esilio per il traditore (all’isola del Diavolo nella Gujana francese) mentre Picquart guadagna la promozione a capo della sezione di Statistica, la stessa unità del controspionaggio militare che aveva montato le accuse contro Dreyfus. Peccato che subito dopo l’insediamento in quei polverosi locali popolati da spie ed informatori (magnifica al sequenza dell’arrivo di Picquart) il nuovo dirigente, blandamente antisemita, si troverà costretto a combattere una battaglia con la propria coscienza. Perché il passaggio di informazioni al nemico non si è interrotto e quel capitano ebreo non certo simpatico (Polanski non ne vuol fare un eroe) forse sta pagando colpe non sue per una malriposta ragion di Stato.

Inizia da qui una vera e propria guerra psicologica e morale combattuta a colpi di prove occulte e delatori, dossier segreti da smascherare e intercettazioni, pedinamenti, sabotaggi e ritrovati tecnologici dell’epoca (E’ incredibile cosa si possa fare oggi! esclama sorpreso un generale osservando due foto Kodak comparate). 

Con Picquart- uno che ha sempre tenuto sentimenti e giudizio separati- costretto a scegliere tra onore e cieca ubbidienza mentre Polanski rappresenta un maestoso kolossal storico che fa di ogni sequenza un monito e una rappresentazione senza tempo. 

Ci vorrà il famoso J’accuse di Emile Zola (da brividi il montaggio della sequenza coi colpevoli che leggono l’articolo) a scuotere le coscienze e a puntare il dito contro il clima di antisemitismo imperante nella Terza Repubblica francese mentre l’indomito Picquart, anch’esso condannato ad un anno di carcere, scoprirà la fallibilità della giustizia e la corruzione dell’esercito (Portare un segreto nella tomba è l’essenza del nostro lavoro gli intima un superiore) al quale aveva offerto 25 anni di assoluta devozione. 

Ma L’ufficiale e la spia- tra dicerie e congetture, ordini e colpe, fatti, procedure e interrogatori approntati come esecuzioni- è anche, e soprattutto, un film sulla responsabilità individuale e sulla necessità, ieri come oggi, di smascherare l’ipocrisia nascoste dietro regole e divise. E Picquart, che si trasforma lentamente ma inesorabilmente sotto i nostri occhi (Sono qui per osservare, non per intervenire dice all’inizio) grazie al beneficio del dubbio che lo spinge progressivamente ad indagare, diviene l’emblema di un progressismo ed un umanesimo dal quale non si può prescindere. 

Pieno di dettagli rivelatori e confezionato con una cura maniacale (lode alla fotografia di Pawel Edelman) il film di Polanski riflette inevitabilmente la vita e la condizione del regista, assediato e ossessionato da anni di accuse e tragedie personali. 
Una sfida politica e filosofica vinta nel nome della grande Arte. 

Cast al diapason (tra gli altri si segnalano Emmanuelle Seigner, compagna e musa ispiratrice del regista e il grafologo Mathieu Amalric in una delle scene più sorprendenti del film) e co-produzione Francia - Italia con Rai Cinema ed Eliseo Cinema (con Luca Barbareschi che si ritaglia l’autoironico ruolo di marito tradito). 
Da non perdere e da vedere nelle scuole. Perché antico e moderno non sono mai stati così vicini. 

In sala dal 21 novembre distribuito da 01     


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http://www.01distribution.it

 
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