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venerdì 21 giugno 2019
di Claudio Fontanini
Toy Story 4
Un luna park emotivo ricco di significati nascosti e adatto ad ogni età
A dare la voce allo sceriffo giocattolo Woody non c’è più il compianto Fabrizio Frizzi (a sostituirlo c’è l’ottimo Angelo Maggi) ma il nuovo capitolo dello storico franchise di casa Pixar non delude le attese a 24 anni dal primo. 

Nostalgico, divertente e persino sorprendente (lode al magnifico finale nel quale sono un pugno di giocattoli a diventare adulti), Toy story 4, che arriva a nove anni dal precedente capitolo, mette in scena un viaggio di conoscenza e di identità ritrovate nel quale cambiano i bambini proprietari (Andy ha regalato i suoi giocattoli alla piccola Bonnie) ma non la coscienza e il ruolo di quegli oggetti inanimati ma dotati di cuore. 

Al primo giorno d’asilo ecco apparire un cucchiaio-forchetta usa e getta (Perchè sono vivo? domanderà a Woody) in cerca di bidoni della spazzatura (è da lì che proviene) e assemblato con altri materiali di scarto da quella bambina creativa e  spaventata dai nuovi compagni. Diventerà il suo giocattolo preferito al quale daranno manforte tutti gli altri del gruppo. Tanto più che Forky (doppia Luca Laurenti) ha la tendenza a perdersi e farlo in un negozio di antiquariato popolato da una bambola difettosa degli anni ’50 impolverata tra gli scaffali e contornata da un plotone di inquietanti marionette  non è proprio il massimo. 

Ci penserà il vecchio Woody, che nel nome della lealtà (sotto le suole delle sue scarpe c’è il nome della nuova bimba alla quale appartiene) guiderà il suo esercito alla riconquista del sorriso. Con lui i giocattoli di sempre (un po’ penalizzato lo Space Ranger Buzz Lightyear al quale dà la voce Massimo Dapporto), new entry (i due peluche Ducky e Bunny e l’irresistibile e funambolico motociclista-stuntman canadese Duke Caboom con la voce di Corrado Guzzanti) e una vecchia conoscenza (Bo Poop, la bambola di pastorella che fece innamorare Woody e ora è costretta a girovagare per la città senza più bambini proprietari) che indicherà, alla saga e ai personaggi, la strada verso il futuro. 

Rocambolesco e malinconico, aperto da un bellissimo prologo piovoso e impreziosito dalle magnifiche musiche di Randy Newman (in italiano i brani sono cantati da Riccardo Cocciante e dal duo Benji e Fede) il film di Josh Cooley è un vero e proprio luna park emotivo che miscela a meraviglia tradizione e modernità in un gioco di rimandi narrativi e sentimentali che rende vividi e speciali personaggi diventati familiari negli anni. 

Verso l’infinito e oltre insomma, per citare lo slogan manifesto di Buzz Lightyear pronto all’azione e che in questo caso diventa il manifesto programmatico di una serie destinata a durare ancora un po’. Perché nuovi bambini arriveranno e nuovi spettatori avranno voglia di vivere le loro avventure per tornare ad esserlo. Un capolavoro per tutta la famiglia.

Nelle sale dal 26 giugno distribuito da Walt Disney Pictures          


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