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giovedì 24 aprile 2014
di José de Arcangelo
In nomine Satan
Tra documentario e denuncia, un film che riporta l’attenzione sulla cronaca: ’le bestie di Satana’
Apprezzato e premiato in diversi festival – dal Roma Indipendent Film Festival al New York City Film Festival - arriva nelle sale italiane due anni dopo In nomine Satan di Emanuele Cerman. Un dramma sul filo del thriller ispirato ad un tragico episodio di cronaca che sconvolse l’Italia qualche anno fa, ma ben presto finito nell’indifferenza, anzi nel dimenticatoio.
In bilico tra sogno e realtà, e raccontando parallelamente le indagini e i fatti - magari in modo confuso come appaiono nella mente e nei ricordi dei protagonisti, vittime e/o presunti carnefici -, la pellicola scorre sulla scia dell’ambiguità che pervade i terribili fatti che riguardano le cosiddette ’bestie di Satana" e su cui forse non si è mai veramente fatto luce fino in fondo.

Infatti, il merito maggiore dell’opera di Cerman è quello di mostrare diversi punti di vista senza prenderne parte, anzi di offrire una testimonianza inquietante – senza scivolare mai nell’horror gratuito - per lasciare allo spettatore l’opportunità di riflettere e di ricercare senza filtri, se non la verità - in questi casi più che mai relativa ed enigmatica -, almeno le probabili cause e conseguenze di un fenomeno trascurato e travolto dall’indifferenza, dopo i clamori scatenati dalla cronaca nera attraverso i media.
Due agenti dell’antidroga ritrovano una coppia di ragazzi in stato di shock, strafatti di droga, alcol e psicofarmaci. Quando iniziano a indagare, gli inquirenti scoprono che i due sono coinvolti nell’omicidio di Angela De Rosa, una loro amica.

Un massacro privo di logica che porterà alla luce una realtà sino ad allora sconosciuta ai più, quella del satanismo. Ma gli inquirenti dovranno fare i conti con ulteriori omicidi e istigazioni al suicidio, sempre attribuibili alla setta...
A Stefano Calvagna, autore del soggetto, co-sceneggiatore col regista (all’anagrafe Emanuele Cerquiglini), oltre che interprete, la responsabilità della sceneggiatura per quanto riguarda le indagini, anche perché inizialmente doveva trarne una miniserie per la televisione ma, prima per qualche difficoltà nella fase di produzione, poi per problemi di salute, ha passato le redini a Cerman che aveva collaborato con lui, come interprete, in Cronaca di un assurdo normale.

Ho accettato di girare in condizioni estreme – dichiara Cerman -, ma con la richiesta di riscrivere l’intera sceneggiatura: non mi convinceva da un punto di vista cinematografico e inoltre volevo far emergere la mia visione della storia. Stefano Calvagna, oltre a darmi la possibilità e la responsabilità di girare il primo film, mi ha lasciato libero di agire come meglio credevo, e per questo lo ringrazio ancora. Il mio intervento è stato netto: principalmente ho sentito la responsabilità e il dovere di affrontare l’argomento tenendo conto del dolore che questa vicenda ha provocato (e ancora sta provocando) a decine di famiglie. Non ho realizzato questo film per fare cassetta, ma per far parlare ancora del caso di cronaca nera più agghiacciante che la storia del nostro paese ricordi. L’ho realizzato con umiltà, nel tentativo di far emergere nuove considerazioni, che esulino da quelle scaturite da un unico punto di vista, quello mediatico, che si limita a distinguere i buoni dai cattivi senza porre dubbio alcuno. Quanto raccontato in questo potrebbe ripetersi ancora nella realtà, restando nuovamente avvolto dal dubbio”.

Quindi, una pellicola in bilico tra la ricostruzione semidocumentaristica e il dramma di denuncia, il cui riferimento resta il cinema italiano (di genere e non) degli anni Settanta, che si sviluppa come un puzzle tra passato e presente, incubo (anche il giudice ne è tormentato) e quotidiano.
"Volevo denunciare la società – ha detto alla presentazione il regista - per quello che successe e che potrebbe accadere ancora, che le sette sataniche abbiano 600mila adepti è un fatto, è diventata quasi una religione ufficiale. Noi nelle scuole non stiamo preparando futuri cittadini, bisognerebbe insegnare alle elementari anche la storia cinema, perché ignorando il pane dell’anima l’uomo diventa solo una macchina per consumare. Intanto i cinema, i teatri, le librerie chiudono. Questo mi spaventa; la via deviata della società dei contenitori degenererà sempre di più".

E, infatti, il fenomeno è ancora molto diffuso ma non viene preso in considerazione, conta su seicentomila adepti e le sette sono oltre ottomila, e quelle più pericolose sono quelle nate e fondate sull’ignoranza e la manipolazione che insieme generano tragedie.
Il cast: Stefano Calvagna (giudice Roberto Pozzo), Matti Mor (Zeno Maselli), Federico Palmieri (Antonio Lepre), Tiziano Mariani (Matteo Corione), Francesca Viscardi (Silvana Marino), Fabrizio Raggi (Ermanno Lolli), Virginia Gherardini (Sara Martino), Maria Tona (moglie del giudice), Manuela Torres (Angela De Rosa), Fabio Farronato (il padre di Angela), Giulia Morgani (Elena Maggiorna), Fabiano Lioi (il Diavolo nano),

Nelle sale del ‘circuito off’ di tutt’Italia dal 24 aprile presentato da Distribuzione Indipendente


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