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mercoledì 19 giugno 2013
di José de Arcangelo
L’uomo d’acciaio
Non esalta il reboot di "Superman" di Zack Snyder,autore del soggetto con Christopher. Cast all star

Riportare Superman sul grande schermo non è un’impresa facile per nessuno, però L’uomo d’acciaio di Zack Snyder (Watchmen, secondo noi, il suo film migliore), nonostante l’esperienza illustre di realizzatori e cast, in gran parte delude. Prima di tutto per alcune infedeltà o licenze che dir si voglia prese dalla sceneggiatura di David S. Goyer - da un soggetto suo e del produttore Christopher Nolan. Non indifferente quella in cui è lo stesso Clark Kent a svelarsi a Lois Lane,  prima ancora di lavorare al suo fianco, quindi, dopo un lungo prologo ambientato nel morente pianeta Krypton - shakesperiano che ricorda quello del Thor di Kenneth Branagh - il già cresciuto Kal-El - alla ricerca di tracce che lo aiutino a scoprire da dove viene e qual è la sua missione sulla Terra - si imbatte nella giornalista di cui si innamorerà.

Poi perché l’azione si concentra quasi tutta nell’ultima mezz’ora (il film dura 143’) verso un finale stiracchiato che sembra fatto apposta per sfoggiare lungo oltre un quarto d’ora gli effetti speciali digitali in cui, sebbene il ’cattivo’ di turno sfuggito alla prigionia kryptoniana viene sconfitto da Superman (ma la S nel costume sta per speranza), però non prima della distruzione di mezza Metropolis. Quindi, inutile e noiosa. Certo la cornice e il cast di candidati e premi Oscar sono sempre di prima qualità ma, forse, bastava ’prosciugare un po’ il brodo’ (la sceneggiatura è squilibrata) per renderlo più vivace e mettere in risalto le buone intenzioni degli autori dell’atteso reboot, dopo quello fallimentare del 2006, Superman Returns. Per non parlare dei diversi serial televisivi sul giovane Superman.

Infatti, Snyder afferma: "Nel mondo dei supereroi, Superman è un personaggio senza compromessi che esiste per rappresentare il meglio che tutti noi possiamo essere. E’ perfetto, è colui per cui ci battiamo, un dio magico, un’icona non solo del mondo dei fumetti, ma della cultura popolare". E’ proprio per questo le ’variazioni’ sull’arcinota storia non vengono digerite dai fan, così come la riflessione esistenziale e il disegno psicologico del personaggio - tra l’altro su flash-back avanti e indietro nel tempo - forse, non sarà gradita al grande pubblico che ama soprattutto i blockbusters frenetici e spensierati. E il 3D è ormai un optional che funziona ad intermittenza. Comunque, è sempre uno spettacolo al di sopra della media.

Il protagonista Henry Cavill (da Montecristo al televisivo I Tudors), che oltre ad avere il fisico del ruolo se la cava come eroe clandestino e/o incompreso, dice: "Superman è una di quelle figure veramente speciali che l’uomo ha creato nel corso della storia. Rappresenta la speranza, la capacità di superare le avversità anche se non sembrano esserci probabilità di riuscire. E’ qualcosa cui dobbiamo restare aggrappati, non importa in quale momento siamo della nostra esistenza o cosa succede nel mondo. In un modo o nell’altro supereremo sempre le difficoltà, dunque la speranza avrà un ruolo importante nella nostra vita. Indossare quel mantello di speranza come Superman era un’occasione che non potevo lasciarmi sfuggire".

Ben aveva fatto il rimpianto Richard Lester, nel secondo Superman anni ’80 - dopo una prima puntata ’tradizionale’ ma corretta di Richard Donner (1978) - a utilizzare la sua corrosiva ironia che, pur restando fedele al personaggio, aveva aggiunto un tono da commedia alle vicende ’personali’ del supereroe. L’uomo d’acciaio resta la versione fantascientifica della vita di un ragazzo che scopre di possedere poteri straordinari e di non appartenere alla Terra. Ma il tormentato eroe che c’è in lui dovrà venir fuori se vuole salvare il mondo dalla distruzione - e lui stesso - e così diventare il simbolo della speranza per tutta l’umanità.

Accanto a Cavill, una spumeggiante Amy Adams (Lois Lane), quattro nomination da Il dubbio a The Master; Michael Shannon (generale Zod), nomination per Revolutionary Road; Kevin Costner (Jonathan  Kent, il padre terrestre), Oscar per Balla coi lupi; Diane Lane (Martha Kent, la madre), candidata all’Oscar per Unfaithful; Laurence Fishburne (Perry White, il direttore del Daily Planet), nomination per Tina; la tedesca Antje Traue (Faora-Ul), l’israeliana Ayelet Zurer (Lara Lor-Van, la madre), vista in Angeli & Demoni; Christopher Meloni (colonnello Nathan Hardy), protagonista per 12 stagioni di Law & Order - Unità vittime speciali; e il premio Oscar Russell Crowe (Jor-El, il padre).

Nelle sale dal 20 giugno distribuito da Warner Bros. Pictures Italia


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