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martedì 18 giugno 2013
di Cristina Giovannini
STOKER
Thriller sui generis, oscuro e inquietante, firmato dal regista coreano Park Chan-Wook
Se, come recita un saggio proverbio, il buongiorno si vede dal mattino già il titolo la dice lunga. Parliamo di Stoker, che evoca il nome dell’autore di Dracula Bram Stoker e allude metaforicamente a qualcosa di malvagio, primo film in lingua inglese del regista, scrittore e produttore coreano Park Chan-Wook considerato un autore tra i più innovativi e originali del panorama cinematografico orientale

Se, come recita un saggio proverbio, il buongiorno si vede dal mattino già il titolo la dice lunga. Parliamo di Stoker, che evoca il nome dell’autore di Dracula Bram Stoker e allude metaforicamente a qualcosa di malvagio, primo film in lingua inglese del regista, scrittore e produttore coreano Park Chan-Wook considerato un autore tra i più innovativi e originali del panorama cinematografico orientale. Ideatore di scenari in cui a momenti di puro lirismo si contrappongono exploit di cupa violenza come nelle precedenti regie: Old Boy (Gran Premio a Cannes 2003), Lady Vendetta a Mr. Vendetta e Thrist (Premio della Giuria a Cannes 2009), Chan-Wook in questa nuova avventura a stelle e strisce firma un thriller molto sui generis, oscuro ed inquietante che ha quantomeno il merito di risparmiarci inopportune e crudeli efferatezze oriental style.

Qui la violenza, la sopraffazione sono prevalentemente psicologiche (fatta salva una scena in cui si consuma un delitto cui seguirà momento di autoerotismo sotto la doccia della protagonista…), l’atmosfera rarefatta, il tempo sospeso nell’attesa che qualcosa stia per accadere e di sicuro non è nulla di buono.
India Stoker è una giovane diciottenne la cui vita viene sconvolta nel giorno del suo compleanno dalla perdita inaspettata del padre Richard in un incidente stradale. India malgrado il suo comportamento impassibile e apparentemente distaccato è una ragazza strana, sensibile, chiusa in se stessa. Nulla trapela in superficie ma interiormente ha un fervido mondo di emozioni.

Confinata tra le mura di casa, derisa dai suoi compagni di scuola, in conflitto con una madre, Evie, donna fragile e instabile, India al funerale del padre scopre di avere uno zio. E’ Charlie, fratello di Richard, tornato dopo lunga assenza per restare accanto a lei e a sua madre. India non si fida, ma piano piano  subirà il fascino che aleggia intorno alla misteriosa figura di Charlie, soprattutto quando realizzerà di avere molto in comune con lui. Mentre Charlie inizia a rivelarsi, India se ne innamora e capisce il motivo del suo arrivo nella loro casa e cosa si celi dietro.
Storia di mistero, inquietante e a tratti destabilizzante ma anche storia di formazione; India è uno strano personaggio, intelligente e percettiva che vede e sente ciò che altri non vedono e non sentono come nella bella scena iniziale in cui la vediamo seduta al pianoforte mentre un ragno le si arrampica su una gamba.

Attingendo al cinema di Hitchcock e a quello di De Palma, ma rimanendo fedele alle metafore visive tipiche del suo stile, il regista attraverso un’ambientazione claustrofobica (l’aspetto meglio riuscito del film) e un nucleo famigliare fuori dagli schemi riflette sul divario tra bene e male e sul confine, spesso labile, che separa queste due realtà.
Felice la scelta di affidare il ruolo della protagonista a Mia Wasikowska, attrice australiana  già vista in Alice in Wonderland di Tim Burton, che ben riesce ad incarnare le contraddizioni del suo complesso personaggio. Affiancata da Matthew Goode (A single Man), un enigmatico e sufficientemente inquietante zio Charlie e da Nicole Kidman, che interpreta Evie, troppo ingessata in un ruolo che ricorda le atmosfere di The Others.
Da segnalare anche la suggestiva colonna sonora scritta da Clint Mansell, mentre il bellissimo pezzo suonato nella scena in cui India e lo zio sono seduti al pianoforte è firmato dal compositore Philip Glass.

Nelle sale dal 20 giugno distribuito da 20th Century Fox

NOTE

Anche la genesi di Stoker è stata inizialmente avvolta nel mistero; la sceneggiatura è opera dell’attore Wentworth Miller che ha lavorato al copione per otto anni ma che all’inizio ha preferito divulgare il suo lavoro con uno pseudonimo, fino poi a svelare la sua identità una volta che il film è entrato in produzione.


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