Marco Mengoni ce l’ha fatta e dopo 4 giorni di nodo in gola e occhi lucidi scioglie finalmente la sua emotività con un canto liberatorio. "Fatemi cantare con il premio in mano". L’edizione numero 63 se la aggiudica il giovanotto di Ronciglione con una canzone da festival per eccellenza, titolo: L’essenziale. Il risultato era emerso subito, non appena è stato dato il via al televoto. Mengoni è balzato subito in testa, e il gradimento della Giuria di Qualità ha solo in parte compensato la direzione impressa dal televoto. Al secondo posto si sono piazzati gli eclettici Elio e le Storie tese, la cui Canzone mononota ha vinto anche il premio della critica Mia Martini e quello per il miglior arrangiamento - e terzi i Modà con l’intensa song, Se si potesse non morire.
Il sipario della quinta serata del festival è calato su una vittoria annunciata che nulla toglie né aggiunge a una kermesse rinnovata nella formula e nello stile dalla conduzione Fabio Fazio-Luciana Littizzetto. Gli ascolti sono stati buoni e il gradimento del pubblico confortante. La serata finale è stata aperta da spruzzate di musical classica, con spartiti di Wagner e Verdi, eseguiti dall’orchestra di Sanremo da Daniel Harding, uno dei direttori d’orchestra più prestigiosi della scena internazionale. Poi, largo alle esibizioni dei 14 big che hanno rinterpretato le loro canzoni.
Luciana la peste è entrata in scena, ad inizio serata, stupendo tutti, Fazio in primis, vestita da farfalla: "sono Belan, siamo tre fratelli, Belen, Belan e..." ha esordito maliziosa, dopo di che l’autrice e attrice ha sposato la protesta dell’Orchestra sinfonica di Sanremo in rotta di collisione con l’amministrazione per le poche risorse messe a disposizione; poi ha ’duettato’ con la virginale Bianca Balti, la super topmodel italiana che per l’emozione ha inciampato nel vestito durante una passerella, rischiando il capitombolo in diretta. Ospite della serata, il ’pilone’ della nazionale rugby Martin Castrogiovanni, gigante buono impegnato nella solidarietà e disponibile a giocare sul palco dell’Ariston. Anche se poche ore prima, in conferenza stampa aveva confessato: "La Littizzetto? mi fa paura". Tant’è.
Il buco provocato dall’assenza di Carlo Verdone è stato riempito dalla ironica comicità di Claudio Bisio, il quale si è lanciato in un monologo che è partito dai fumetti di Topolino per arrivare alla politica italiana: "mandiamoli a casa" ha scherzato l’attore, che è riuscito a fare le pulci alla situazione italiana senza creare malumori in platea e senza violare la par condicio. Come? prendendosela non con chi siede in parlamento ma con chi sugli scranni ce li mette, votandoli, e cioè il popolo italiano. Bisio se la prende soprattutto con certi elettori: "vendere il voto è come vendere l’anima al diavolo. C’é chi lo fa per 50 euro, Faust lo ha fatto... ma in cambio dell’immortalità". E ancora: "Pensa che bello sarebbe avere come presidente del Consiglio un uomo o una donna normale, che va in tv una, due volte all’anno". Sarebbe davvero bello...
Tra i super ospiti della serata, oltre a Birdy - nome d’arte di Jasmine van den Bogaerde, star adolescente celebre per la song inserita nella colonna del film Hunger Games - anche Andrea Bocelli, che si è esibito sul palcoscenico da cui è decollata la sua carriera in versione pop, accompagnato al pianoforte dal figlio Amos, diciottenne. "La sera in cui lui nasceva ero qui a cantare. Sanremo ci aveva divisi e stasera questo palco ci riunisce" ha confessato con un filo di emozione il tenore, reduce da una serie di esibizioni in USA che all’Ariston ieri ha cantato Love me tender e Quizas Quizas Quizas. Da annotare anche l’esibizione surreale di Lutz Forster, icona della danza targata Pina Bausch, che ha giocato col corpo su un classico di Caetano Veloso, Leaozinho. E arrivederci all’anno prossimo. Allegria!