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mercoledì 20 giugno 2012
di Cristina Giovannini
DETACHMENT-IL DISTACCO
Dal regista di "American History X" un film sulla scuola pubblica statunitense:universo in decadenza
Un uomo solo con un’antica ferita, un dolore irrisolto, un buco nero dell’anima e un distacco da tutto quanto vive e palpita. E poi una scuola ormai votata al fallimento della sua missione primaria, docenti demotivati e impotenti, genitori assenti e deleganti, giovani senza ambizioni, violenti e aridi. L’eclettico artista britannico Tony Kaye, cantante, compositore e pittore, già regista di American History X con Detachment ci porta ad esplorare questo mondo di sofferenze personali e lo contestualizza

Un uomo solo con un’antica ferita, un dolore irrisolto, un buco nero dell’anima e un distacco da tutto quanto vive e palpita. E poi una scuola ormai votata al fallimento della sua missione primaria, docenti demotivati e impotenti, genitori assenti e deleganti, giovani senza ambizioni, violenti e aridi.
L’eclettico artista britannico Tony Kaye, cantante, compositore e pittore, già regista di American History X con Detachment ci porta ad esplorare questo mondo di sofferenze personali e lo contestualizza in un ritratto non convenzionale delle falle del sistema di istruzione americano.

Henry Barthessupplente di letteratura, è un uomo solitario che tiene tutti a distanza. Entra ed esce dalla vita degli studenti cercando di lasciare qualche insegnamento come meglio può. Quando un nuovo incarico lo porta in una scuola pubblica degradata di periferia, il mondo di Henry viene alla luce attraverso gli incontri con gli studenti, privi di speranze per il futuro e gli altri insegnanti disillusi. La sua vita viene però sconvolta dall’incontro con Erica, prostituta adolescente scappata di casa e da quello con Meredith, allieva sensibile schiacciata dal conflitto con il padre.
Film ostico, duro che scava nei malesseri delle anime e arriva diretto allo stomaco, come un gancio ben assestato; tuttavia interessante e girato con una tecnica particolare a metà strada tra il documentario e il dramma.

Gli occhi di Henry Barthes, personaggio superbamente interpretato dal premio Oscar (Il Pianista) Adrien Brody, sono vuoti e spenti come possono esserlo quelli di un bambino che assiste impotente a una tragedia familiare che ne segna il suo destino di dolore.
Falliamo – esclama durante una delle sue solitarie elucubrazioni – perché deludiamo tutti compresi noi stessi”.
Fare il supplente, non a caso, gli consente di evitare l’eccessivo coinvolgimento con gli altri, come gli alunni difficili di quartieri degradati. Ma malgrado ciò, è in grado di instillare in loro una visione più ampia e, paradossalmente, più ottimistica del futuro.

La sintonia che si instaura tra Henry e Meredith un’alunna particolarmente dotata (Betty Kaye, figlia del regista) ma oggetto di derisione e disprezzo sia in casa che a scuola per il suo aspetto fisico, poco a poco crea delle fratture nel muro che Henry ha eretto tra lui e il mondo. Così come catartico è l’incontro con Erica (la quindicenne Sami Gayle), la ragazzina che si prostituisce e che Henry cerca di affrancare dalla sua squallida realtà per recuperarla alla vita.
Ad affiancare Brody un nutrito cast tra cui Marcia Gay Harden (Mystic River, Oscar come non protagonista per Pollock) il veterano James Caan e Lucy Liu (Charlie’s Angels, Kill Bill). Dal 22 giugno nelle sale distribuito da OFFICINE UBU

Il trailer: www.youtube.com/watch?v=dayMkcHh7_w

NOTE:
La pellicola ha raccolto diversi apprezzamenti  sia dalla critica che dal pubblico in diverse manifestazioni quali: il TriBeCa Film Festival, il Festival del cinema americano di Deauville, il Tokyo International Film Festival, il Festival di San Paolo, il Woodstock Film Festival

La frase: "Non basta qualcuno che ti insegni, ci vuole qualcuno che ti aiuti"
 


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