martedì 9 giugno 2026 ore 09:46   
Torna alla home page
 
Torna la home page Home Page La redazione Agenda Archivio notizie  Contatti 
 Aggiungi a preferiti 
 

Cerca nel sito



 

Mailing list

 Sesso: 
M F
 Età: 

indirizzo email

leggi regolamento


 

 

Realizzazione:
www. Siti.Roma.it

 

Home » Cinema » Recensioni  
venerdì 27 gennaio 2012
di José de Arcangelo
ACAB - ALL COPS ARE BASTARDS
L’altra faccia dei celerini:violenza in divisa contro violenza di strada,nel noir di Stefano Sollima
Stefano Sollima, passa dal piccolo al grande schermo, e ripropone il mondo violento della metropoli, non più quello anni Settanta e Ottanta dell’enorme successo televisivo “Romanzo Criminale”, ma quello contemporaneo, visto attraverso lo sguardo dei poliziotti, anzi dei celerini, anonimi rappresentanti della legge e dell’ordine. Una società ormai multietnica e ultraviolenta, ma raccontata senza retorica né falso moralismo. A.C.A.B. è l’acronimo di All Cops Are Bastards (Tutti i poliziotti sono bastardi) un motto che

Stefano Sollima, passa dal piccolo al grande schermo, e ripropone il mondo violento della metropoli, non più quello anni Settanta e Ottanta dell’enorme successo televisivo Romanzo Criminale, ma quello contemporaneo, visto attraverso lo sguardo dei poliziotti, anzi dei celerini, anonimi rappresentanti della legge e dell’ordine. Una società ormai multietnica e ultraviolenta, ma raccontata senza retorica né falso moralismo.
A.C.A.B. è l’acronimo di All Cops are Bastards (Tutti i poliziotti sono bastardi) un motto che, nato dal movimento skinhead inglese anni ’70, è diventato, attraverso gli anni, un richiamo universale alla guerriglia nelle città, nelle strade, negli stadi.

Fra solitudine, disagio e violenza, i ‘nostri’ amati/odiati celerini non hanno altra via di scampo che la squadra (anche nel rugby), il branco. Unire le proprie forze - e i loro odi comuni o diversi - contro la violenza interna ed esterna. E Sollima non li giudica, non li salva né li condanna, perché ormai nella nostra società per sopravvivere bisogna essere al tempo stesso vittime e carnefici, anche quando non lo vogliamo accettare o vedere. Tutti sembrano (sono o siamo?) ambigui quanto i protagonisti, e quasi nessuno sembra più capire dove sta il bene e il male, il bianco o il nero.

Tratta dall’omonimo romanzo di Carlo Bonini (edito da Einaudi) - adattato dagli sceneggiatori Daniele Cesarano, Barbara Petronio, Leonardo Valenti - anche la pellicola è basata su una storia vera e così anche i diversi ‘episodi’ hanno dei riferimenti ben precisi.
Cobra (un Pierfrancesco Favino sempre più camaleontico), Negro (un inedito Filippo Nigro) e Mazinga (l’attivissimo e ormai veterano Marco Giallini) sono e si sentono tre “celerini bastardi”, più che poliziotti. Hanno imparato a loro spese ad essere bersaglio perché vivono immersi nella violenza, una violenza che è lo specchio deformante di una società esasperata, di un mondo dominato dall’odio che ha perso regole e colori e che loro vogliono far rispettare ad ogni costo.

E, quando la loro vita è approdata ad una sorta di resa dei conti, arriva una giovane recluta, Adriano (la rivelazione Domenico Diele), e la sua ‘educazione’ alla legalità, all’ordine, all’applicazione anche violenta della legge diventa il loro scopo e il filtro attraverso il quale diventiamo testimoni dell’attività del ‘reparto mobile’, con un inedito sguardo dall’interno sullo sfondo dei più sconcertanti episodi di violenza urbana accaduti in Italia negli ultimi anni, dopo il G8 di Genova e fino alla morte di Gabriele Sandri, fra guerriglia urbana dei tifosi di calcio ed atti di violenza da parte di una criminalità (organizzata e non) sempre più multietnica che trasforma ogni immigrato in vittima del pregiudizio e della discriminazione. Ogni tipo di odio genera violenza ed essa altra violenza...

Lo stile asciutto, crudo e quasi documentaristico di Sollima - già cinematografico nel serial - ben si adatta alla ricostruzione delle vicende di questo ‘gruppo guidato da uno spirito gladiatorio, ma senza nessun colore politico. Un film da amare o da odiare, soprattutto se non vogliamo vedere la realtà così com’è, perché in fondo siamo tutti colpevoli: chi per indifferenza chi per odio, appunto.
Nel cast anche Andrea Sartoretti (Carletto), Roberta Spagnuolo (Maria), Eugenio Mastrandrea (Giancarlo) ed Eradis Josend Oberto (Miriam). Bella la ‘cornice’ firmata dal direttore della fotografia Paolo Carnera e ritmo serrato grazie anche al montaggio di Patrizio Marone. Musiche dei Mokadelic.
Il film è prodotto da Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenz per Cattleya (già produttrice del sopracitato serial), con Babe Films (Francia), in associazione con FastFilm e in collaborazione con Rai Cinema.

Nelle sale italiane dal 27 gennaio distribuito da 01 in 330 copie

DICONO GLI AUTORI:
"E’ fedele allo spirito del libro - confessa il giornalista e scrittore Bonini - e non avevo l’ambizione di provare niente, volevo scartare la lettura bianca o nera. Credo che nel film ci sia un’assoluta fedeltà nell’approccio e nello sguardo. Dietro una visiera di plexiglass è più complicato raccontare la realtà, la durezza dell’oggetto moltiplica l’effetto emotivo, e dobbiamo fare i conti con una parte di noi che rifiutiamo. Di fronte alla scena in cui vengono brutalizzati i tre rumeni che a loro volta avevano brutalizzato gli immigrati, pensi che ’stanno facendo bene’ ma poi ti trattieni. Non è possibile, c’era un rischio morale, già quando uscì il libro".

"Credo che quando scrivi o fai un film - prosegue - ti devi liberare dal ricatto, in senso buono del termine, sennò non racconti mai niente, e se lo fai deve essere funzionale a quello di cui sei convinto. Ho conosciuto i tre protagonisti del libro (nel film sono 4 ndr.), ho fatto un’operazione su me stesso non da ridere. Allora mi dava fastidio solo ascoltare, credo sia un passaggio obbligato. Il film è assolutamente fedele ed ha una potenza che il libro non ha, quella delle immagini che non hanno bisogno delle parole".

E il regista Stefano Sollima: "E’ molto difficile generalizzare, scegliere chi mandare, ma è ovvio che conta la loro attitudine, perché vengono chiamati ad esercitare questo servizio. Tutte le persone che ho incontrato sono completamente diverse fra di loro, ognuno ha una posizione diversa. I celerini sono centinaia di migliaia non volevo criminalizzarli, non potevo immaginarli tutti così. L’irruzione nel covo e gli altri episodi, sono fatti veri, non criminalizziamo, ma abbiamo mostrato delle cose, pezzi della nostra storia raccontati con correttezza, evitando il quadro troppo ideologizzato. Il film, nonostante sia immerso nei fatti più sanguinosi ed inquietanti degli ultimi anni, non vuole essere un film di denuncia sociale, o meglio, non solo".


Links correlati
http://www.acabilfilm.it/

 
Segnala a un amico
Vi è piaciuto questo articolo? Avete commenti da fare?
Scrivete alla redazione
 












Foto dall’Ufficio Stampa

Altri articoli di interesse
27-5
Cinema
BACKROOMS
di Claudio Fontanini
23-5
Cinema
AMARGA NAVIDAD
di Claudio Fontanini
18-5
Cinema
Aldair- Cuore giallorosso
di Claudio Fontanini
15-5
Cinema
Mother Mary
di Claudio Fontanini
15-5
Cinema
E I FIGLI DOPO DI LORO
di Claudio Fontanini
4-5
Cinema
ILLUSIONE
di Claudio Fontanini
29-4
Cinema
Nel tepore del ballo
di Claudio Fontanini

 
© Cinespettacolo.it - Direttore Responsabile: Anna de Martino - Testata in attesa di registrazione al Tribunale di Roma