“Odio perdere più di quanto amo vincere” dice Billy Beane, general manager degli Athletics di Oakland. E, infatti, questa è la storia di una vittoria e non di una sconfitta, anche se sembra la storia di un ostinato che ama stare dalla parte di chi non vince per forza, di chi accarezza quella vittoria che nessun soldo può comprare. E’ qui la storia di Moneyball interpretato da un Brad Pitt in corsa per gli Oscar con questo ruolo che lo ha portato dentro uno sport, il baseball, che lui non ha mai amato: “Perché giocavo a baseball come molti da bambino e mi sono beccato una palla sotto un occhio e 18 punti , dunque non ho un buon ricordo. Non l’ho mai amato davvero”.
Però ha detto subito “si” a questo film (ispirato ad una storia vera) che inizialmente doveva essere realizzato da Steven Soderbergh ma poi è stato diretto da Bennett Miller (già regista del biopic su Truman Capote) e in cui recita al fianco di Philip Seymour Hoffman, Robin Wright e Jonah Hill. Ha detto “sì” ed è entrato a capofitto, anche come produttore. Perchè?
Che cosa l’avrà colpito in questa vicenda di un uomo che è riuscito a trovare nuove strategie economiche per salvare la sua squadra e il suo team dal baratro? Difficile da credere ma vero, verissimo: i numeri e le statistiche.
Con le sue parole: “Non sono un amante del baseball perchè in questo sport, come anche nel calcio, succede che vincono sempre gli stessi, che molti sono sottovalutati e che anche a fallire sono spesso sempre gli stessi, i più poveri di soldi e occasioni. Ma, stavolta, in questa storia c’era una nuova dinamica, grazie al fatto che le convenzioni vengono ribaltate invece che accettate come sempre. E grazie alla matematica, che era una materia che amavo tantissimo da ragazzo e che è una cosa che sta alla base di tutto, cambia il destino di una squadra che sembrava segnato. Gli Athletics di Oakland erano in enorme svantaggio economico rispetto agli avversari e questo faceva la differenza. Riuscirono a risollevarsi grazie ad un metodo del tutto nuovo e cioé un metodo di ricerca statistica che consentì loro di acquistare a basso prezzo ottimi giocatori, tanto da poter competere alla grande con i team più forti. Insomma alla fine non è un film sul baseball come se ne sono visti tanti”.
Irresistibile. Come un’ossessione: “Un’impresa ardua anche perchè si tratta di un libro difficilissimo da adattare essendo basato su dati finanziari e numeri, difficilissimo tradurlo in un film che attiri. Ci abbiamo lavorato tre anni ma per me e per gli altri coinvolti nel progetto era un’occasione imperdibile”.
Già, semmai, è un film sulla possibilità di farcela anche contro ogni pronostico. Semmai è un film sui perdenti che, alla fine, vincono. E questo è il punto per Pitt: “Io sono uno venuto dal Missouri, un posto dove non c’è cinema né industria cinematografica. Io ero uno di quelli che poteva non farcela, ho cominciato facendo la comparsa e la strada sembrava solo in salita, senza punto di arrivo. Invece...”.
Odio perdere più di quanto non ami vincere: è un’osservazione che appartiene anche a Brad Pitt?
“Sì, perchè ho sempre creduto nella vittoria silenziosa, quella personale, quella che è tua e basta, senza squilli di trombe e fanfare. Mentre d’altra parte odio effettivamente perdere, odio la sensazione che non hai più una chance”.
E farebbe ciò che si fa nel film, affidarsi ad Internet per cercare qualcosa di importante, per fare delle scelte importanti?
“Uso Internet ma solo per cercare informazioni più che persone ma credo che abbia cambiato il mondo e date molte possibilità di conoscenza a chi prima non le aveva”.
Così l’attore che si prepara alla notte degli Oscar cercando la calma: “Non ci penso, appunto io sono un tipo che ama la ’vittoria personale’, quella che non è mai sotto i riflettori. E poi i premi una volta li vinci, una volta no, sono ciclici, l’importante è non concentrarti su di essi”.
Pensare più in grande. Comunque vada ha già vinto questo film che suggerisce a voce bassa che cosa significa vincere davvero. Appunto, come dice il protagonista alla fine, dopo ben venti vittorie consecutive: “Le altre squadre vincono per brindare e avere un anello ma, se vinciamo noi, abbiamo cambiato il gioco”.
E, anche se non si vince oggi, domani chissà...Ciò che conta è non cedere alle religioni dominanti. Quella del soldo per cominciare.
Nelle sale dal 27 gennaio distribuito da Warner in 43 sale.