Con Theo Angelopoulos se ne va una delle figure emblematiche del nuovo cinema greco. Maestro di capolavori come Paesaggio nella nebbia - film dell’88 che gli valse un Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia - o L’eternità è un giorno (Palma d’oro al festival di Cannes), Angelopoulos stava attraversando la strada, ieri pomeriggio, a Keratsini, periferia occidentale del Pireo quando è stato investito da un motociclista. Subito ricoverato in un ospedale locale, in seguito di un’emorragia cerebrale il cineasta è spirato in serata.
Nato in una famiglia della piccola borghesia, dopo gli studi universitari Angelopoulos si trasferisce in Francia per sfuggire alla dittatura dei ’colonnelli’. Debutta nel lungometraggio con Ricostruzione di un delitto, cui faranno seguito La recita e I cacciatori (la cosiddetta trilogia greca) che imporranno il cineasta all’attenzione del pubblico, per il suo stile inconfondibilmente poetico ma sobrio, in cui passato e presente danzano in una sospensione di tempo scandita dai suoi famosissimi ed eloquenti piani sequenza.
Nella sua carriera Theo Angelopoulos ha realizzato una quindicina di pellicole, molte delle quali scritte col sodale Tonino Guerra che conobbe a Roma nell’81 e di cui apprezzava soprattutto "la capacità linguistica della poesia quotidiana". Sono parole sue, raccolte solo un anno fa quando il regista presentò nella capitale il film La polvere del tempo, interpretato da Willem Dafoe, secondo capitolo di una trilogia iniziata con La sorgente del fiume e sigillata da L’altro mare, lavoro ispirato alla pesante crisi finanziaria greca che sta investendo anche il nostro Paese.
Coerente e lucido nelle sue analisi politiche, uomo di vasta cultura e portatore sano di un’estetica mai prona alle logiche di mercato ("quando ho iniziato io, il cinema era un mezzo rivoluzionario, il suo linguaggio poteva cambiare le espressioni: oggi è solo preghiera per il conformismo") Angelopoulos è stato una figura di riferimento per la sua gente. E, di fronte al tracollo finanziario greco, di recente aveva detto: "Sono giorni duri, ma ce la faremo perché abbiamo conosciuto in passato difficoltà e miseria. Come voi in Italia, il dopoguerra. Perciò credo che ne usciremo solo riscoprendo il nostro lato umano più profondo: solo l’umanesimo può migliorare il mondo. Bisogna cambiare le nostre abitudini, c’è troppa corruzione in giro e la gente non deve essere sfruttata".
Tra i titoli più importanti della sua rappresentativa cinematografia rimarranno impressi nella nostra memoria Il passo sospeso della cicogna (1991) interpretato da Marcello Mastroianni e Lo sguardo di Ulisse (1995) sulla guerra dei Balcani le cui riprese iniziarono con Gianmaria Volonte’ il quale mori’ durante le riprese, e subentrò Harvey Keitel. Inevitabilmente, resteremo legati all’ultimo progetto filmico in cui Angelopoulos aveva coinvolto Toni Servillo, L’altro mare, ambientato ad Atene sullo sfondo della crisi economica e sociale: storia di un padre e di una figlia narrata attraverso il tentativo di un gruppo di attori non professionisti e scioperanti, che cercano di mettere in scena l’Opera da tre soldi.
Un film, insomma, costruito sulla materia delicata e fragilissima dei sogni e delle speranze degli uomini, ma anche un film sul destino che Angelopoulos ci lascia come pegno di una speranza nel cambiamento che lui riponeva esclusivamente nei giovani. "Il confronto padre-figlia è la storia tra chi ha prodotto il problema economico e chi deve risolvere i guasti. Un film in cui Brecht è influenzato da Aristotele" ci diceva un anno fa con la pacatezza di sempre Angelopoulos. Ci mancherà, terribilmente.