Immaginate il Mississippi negli anni ’60: profondo sud degli Stati Uniti, una finestra di terra chiusa tra Alabama e Louisiana, affacciata sul Golfo del Messico, poche decine di chilometri ad est del Texas. Terra di leggi razziali di lungo corso, di schiavi di fatto, di scorribande del famigerato Ku Klux Klan. In questa terra e in questo tempo, e in particolare in un tranquillo quartiere residenziale di Jackson – tutto villette e irrigatori per i prati – è ambientata la storia che ha commosso l’America. E siamo a The Help, film ha incassato 170 milioni di dollari in poche settimane, e ora schiera le sue straordinarie protagoniste, Emma Stone, Bryce Dallas Howard, Jessica Chastain e Viola Davis, in prima fila per un posto tra le nomination dei prossimi premi Oscar.
In Italia si vedrà il prossimo 20 gennaio, e arriva dritto dritto da un fortunatissimo romanzo di Kathryn Stockett, 108 settimane consecutive in cima alla classifica dei bestseller americani stilata dal New York Times, ed altre 25 in quella dei tascabili ma solo dopo che l’autrice ha tentato per anni e anni di farlo pubblicare. E’ la storia dell’amicizia tra Aibileen, domestica di colore, ed Eugenia, giovane neo-laureata in lettere di buona famiglia, trattata malissimo dalle sue amiche e isolata per le sue idee progressiste, che si ostina a rifiutare il fidanzamento con qualche rampollo di successo del quartiere.
Ma da dove arriva questa storia di razzismo di un passato purtroppo non remoto?
“E’ cominciato tutto l’11 settembre 2001 - racconta l’autrice - mi trovavo lì, a Manhattan: pensai subito alla mia famiglia, e soprattutto a Demetrie, la mia tata di colore, morta già da anni. Iniziai così a scrivere con la sua voce. Volevo entrare nella sua testa e nei suoi pensieri, tornano agli anni della mia infanzia. Sapevo veramente poco quando cominciai a scrivere, nulla delle leggi segregazioniste di allora, né dei movimenti di liberazione che seguirono. Cominciai a fare ricerche e capii quanto doveva essere stato difficile per Demetrie lavorare in una casa di bianchi negli anni Sessanta: cucinare, occuparsi dei bambini. E vedersi negato il diritto di usare lo stesso gabinetto”.
Ma, oltre la storia del razzismo, The Help è una storia di donne. Senza uomini o solo sullo sfondo e non a caso: “Effettivamente ho divorziato da poco e quando scrivevo la storia davvero non avevo voglia di pensare agli uomini. Volevo scrivere di donne, e di cosa parlano le donne quando non ci sono uomini attorno. E del loro sguardo a prescindere dagli uomini”.