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venerdì 22 gennaio 2010
di Silvia Di Paola
Nine
Il dramma di un artista in crisi nel film di Rob Marshall ispirato al musical omonimo di Broadway

Fellini, questo sconosciuto. Non solo perché in folla gli italiani l’hanno dimenticato, o non l’hanno mai conosciuto, ma anche perché capita persino che arrivi un americano come Rob Marshall -uno dei più sovraesposti e sopravvalutati registi da Chicago in giù passando per Memorie di una Geisha - e ci racconti di qualcuno che a Fellini rimanda, che al Marcello Mastroianni (alter-ego dello stesso Fellini in 8 ½) dovrebbe ridare corpo e che la Roma felliniana dovrebbe far rivivere. E, invece, la Roma che nel suo Nine mostra è solo quella più modaiola dei Sessanta, una sequenza in spider ed una agli splendidi marmi secolari in frullato kitsch; il Mastroianni di Daniel Day-Lewis (il regista Guido Contini in crisi d’ispirazione) camminerà pur gobbo come il regista riminese ma, più che il suo mondo di amante delle donne, ci offre in spicchio una crisi di ispirazione come tante di quelle stratificate nelle storie del cinema ed il Fellini, poi, che si destreggia tra la Kidman filiforme, la Cruz amante e la Masina in versione Marion Cotillard è davvero oltre ogni realtà e surrealtà.

Mentre le attrici sono usate fuor di ruolo, i nostri attori (da Elio Germano a Valerio Mastandrea, da Monica Scattini a Ricky Tognazzi, da Roberto Citran a Giuseppe Cederna) ridotti a comparse-prezzemolo e la mamma Sophia Loren, come ormai da anni, non fa che se stessa, in involontaria parodia.
Ai velleitarismi di ogni potenziale remake del suo capolavoro Fellini (vedendo lontano) aveva già negato, decenni fa, titolo e nome ma, pur appiccicando il ‘liberamente ispirato’, non è che di Fellini che si parla. Ovviamente. Ed è un insulto materiale contro le immateriali parole omaggianti di Marshall che ha giurato di averlo voluto onorare come il regista dei registi.
A contare qui, purtroppo, sono le immagini non gli intenti del prima e del dopo. E le immagini di questo Nine non lasciano scampo.

Meno che mai quel “Be Italianmotivo portante del film, in versione nostrana, “sii italiano, cogli il fiore prima che l’occasione passi. Sii italiano, vivi oggi come se fossi il tuo ultimo giorno. Sii italiano, quando stringi non stringere e basta…Stringi questo”. Canta Penelope Cruz e balla assatanata, cosce in alto e gesti  inequivocabili, mentre folle di donne si dimenano anelando ad un solo uomo, più in là una madre interroga “credi che qualcuno riuscirà ad amarti?”, un cardinale immerso in acqua termale suggerisce “insegni alle donne italiane ad essere mogli non puttane”, un amante implora “quando tu non sei con me io ci sono sempre” e da qui tutto un girotondo di testi di sconcertante mediocrità ma anche di coreografie piatte e senza trovate (imperdonabile per un coreografo come Marshall che almeno nel pur rutilante Chicago era riuscito a cucire degli ottimi numeri) per non dire della tessitura tra le sequenze, dei vuoti riempiti da soluzioni d’accatto e da stereotipi.
Un girotondo ma sgangherato, davvero Fellini sta tutto in un altro sogno.

Nelle sale dal 22 gennaio distribuito da 01 Distribution in 255 copie.

Curiosità:
*
Malgrado cinque prestigiose nomination ai recenti Golden Globe (per Nine erano in lizza Penelope Cruz tra le migliori attrici non protagoniste, Marion Cottillard tra le migliori attrici protagoniste, Daniel Day-Lewis come miglior attore protagonista ed il film stesso com Miglior film) nessuno è riuscito ad aggiudicarsi un qualche premio, nemmeno di consolazione.
* Il film è stato coprodotto dall’italiana Cattleya di Riccardo Tozzi.
* La sceneggiatura è stata scritta a più mani tra Michael Tilkin, Tucker Tooley ed Anthony Minghella (morto però prima della fine delle riprese), insieme agli sceneggiatori del musical; mentre la colonna sonora è di Andrea Guerra.
* Un’altra delle ‘donne’ del regista Guido Contini nel film è Lilli la costumista nonché sua confidente, interpretata da Judi Dench, la venerabile stella del teatro e del cinema inglese che ha vinto l’Oscar per Shakespeare in Love, e nominata alla statuetta altre sei volte. E qui, vita ed arte si specchiano l’una nell’altra, in questo ruolo. “E’ strano perché ho iniziato proprio come costumista teatrale!”, spiega infatti l’attrice.  


Links correlati
http://www.ivid.it/nine/

 
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