«Le nuvole sono tutto e non sono niente, sono i nostri desideri e le nostre paure, le nostre gioie e i nostri orrori, e diventano tutto ciò che vogliamo ma non potranno mai essere, mai esistere, eppure sono indistruttibili, come i pensieri, le idee». Così Antonio Latella a proposito della visionaria, ironica e geniale lettura che offre delle Nuvole antica commedia di Aristofane, in scena al Teatro Argentina dal 19 gennaio. Un cabaret trascendente (presentato con grande successo al Festival dei due Mondi di Spoleto la scorsa estate), nel quale i quattro interpreti (Annibale Pavone, Marco Cacciola, Massimiliano Speziani e Maurizio Rippa) abitano un teatrino nel teatro sulle musiche del gruppo rock Oasis. Vestiti rigorosamente di nero, con scarponi da clown, maschere, tutù e piume di struzzo, i quattro attori scendono sul ring per affrontare la lotta nella quale si compie la morale di Aristofane.
L’autore racconta di come Strepsiade abbia deciso di farsi dare lezioni di sofistica da Socrate per respingere i creditori del figlio Fidippide. Socrate lo accoglie sotto l’auspicio delle Nuvole, le nuove dee dei sofisti che Latella trasforma in scheletri sospesi e parlanti. Le Nuvole suggeriscono a Strepsiade di mandare a scuola il figlio. Il quale impara molto bene come tenere lontani i creditori. Ma, poi, con la stessa dialettica spiega al padre che è per il suo bene se ha deciso, dopo il tirocinio, di prenderlo a bastonate. Una scena nella quale Latella, facendo apparire tre scimpanzé, rievoca la sequenza cult di 2001. Odissea nello spazio di Kubrick, per raccontarci con una straordinaria forza espressiva la regressione dell’uomo ad animale feroce.
«Questa commedia antica non mette in scena un personaggio - dice il regista, Latella - ma l’Icona di un Personaggio, che ha nome Socrate e il luogo che lo ospita, Il Pensatoio è il vero personaggio con il quale Strepsiade si deve confrontare: un luogo-non luogo, uno spazio che ha porte da varcare ma non ha pareti, una stanza dove il Maestro può sospendersi nell’aria, lontano dalla banalità della forza di gravità; solo così può pensare, riflettere, creare, preparare discorsi giusti e ingiusti, un luogo dove l’inafferrabile diventa forma ma resta incomprensibile per il suo continuo mutare essenza. Il Pensatoio, personaggio che non è maschile né femminile, non può essere, come ironicamente Aristofane fa dire a Socrate, né pollo né pollessa». Repliche fino al 31 gennaio.
Teatro Argentina
Biglietteria: 06/684000346 (h. 10-14/15-19)
Orario: tutte le sere h. 21, giovedì e domenica h. 17, lunedì riposo
Biglietti: euro 27 intero, euro 22 platea palchi, euro 16 galleria, ridotti da 22 a 13 euro