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venerdì 10 ottobre 2008
di Claudio Montatori
The Hurt Locker
Spendido ‘war movie’ sull’Irak di Kathryn Bigelow, solido, crudo, vero, tra alienazione e coraggio
Film di guerra, d’azione, anzi, film ‘in azione’ della brava regista americana Kathryn Bigelow ("Point Break", "Strange Days"), "The Hurt Locker", cattura le emozioni fin dalle primissime immagini e non allenta la presa fino allo scorrere dei titoli di coda. Una scritta appare all’inizio della pellicola - "La guerra è una droga" - posta a dare il senso delle inquadrature, tanto belle quanto drammatiche e tragiche, che seguiranno. Come a giustificare l’apparente freddezza con cui la regista pedina, indaga e racconta

Perché mai questo bellissimo film sia stato ignorato dalla giuria dell’ultimo Festival di Venezia è un mistero che andrebbe svelato. Film di guerra, d’azione, anzi, film ‘in azione’ della brava regista americana Kathryn Bigelow (Point Break, Strange Days), The Hurt Locker, cattura le emozioni fin dalle primissime immagini e non allenta la presa fino allo scorrere dei titoli di coda.
Una scritta appare all’inizio della pellicola - "La  guerra è una droga" - posta a dare il senso delle inquadrature, tanto belle quanto drammatiche e tragiche, che seguiranno. Come a giustificare l’apparente freddezza con cui la regista pedina, indaga e racconta lo svolgersi della vita sul fronte irakeno di una pattuglia di marines, specializzati nel neutralizzare ordigni micidiali, pronti a esplodere e fare più vittime possibili. Quasi un documentario, senza la voce fuori campo.

Quando il nuovo sergente, James (Jeremy Renner), assume il comando dell’unità speciale esperta in disarmo delle bombe nel bel mezzo di un violento conflitto, ha già al suo attivo più di ottocento azioni. Tutte coronate da successo evidentemente, almeno per quanto riguarda la sua incolumità. Lui corre i rischi maggiori: è quello che taglia i fili che collegano il detonatore all’esplosivo, imbracato in una specie di tuta spaziale che in caso di esplosione non gli sarebbe di alcun aiuto, a meno di non trovarsi ad una distanza di sicurezza (circa 300 metri). Oltre a procurare la preoccupazione e le reazioni spesso risentite dei suoi commilitoni - il sergente Sanbom (Anthony Mackie) e lo specialista Eldrige (Brian Geragthy) - la spavalderia con cui si intossica di quella stupefacente adrenalina che l’azione bellica, così pericolosa, così particolare gli procura, è il sintomo di un’assuefazione ormai irreversibile. Non riuscirà nel suo breve ritorno in patria ad adattarsi a una vita normale con la moglie, il loro bambino, la spesa al supermercato, e dovrà accettare un altro ingaggio, un altro anno tra gli esplosivi, i morti e il deserto irakeno per sentirsi vivo e, forse, appagato.

Tutto questo, e molto altro, è raccontato dalla Bigelow con inquadrature molto strette, primi piani delle mani che frugano gli ordigni per trovare il modo di neutralizzarli, il sudore della fronte e l’ansia di riuscire, mentre il nemico è sempre presente, sempre nascosto, pronto ad attaccare, a ingaggiare un combattimento, a uccidere.
Seguendo la sceneggiatura di Mark Boal, che l’ha tratta dalla sua personale esperienza di giornalista ‘embedded’ al seguito delle truppe americane in Irak, Kathryn Bigelow fa uso di una splendida fotografia e di un ritmo serrato che conquistano l’attenzione dello spettatore portandolo a vivere la guerra come se anche lui fosse ’embedded’ al seguito di quei soldati.

Nel dare il suo giudizio negativo su quella guerra e sulla guerra in generale la regista non cade nell’errore di spersonalizzare gli ‘eroi’ del suo film, ma anzi ce ne mostra l’umanità, come quando il comandante si affeziona ad un ragazzino irakeno che gli vende Dvd taroccati o tenta di salvare un kamikaze pentito che non vuole più esplodere.
Ci racconta come quella umanità sia profondamente intossicata dalla terribile droga di cui il genere umano fa uso da millenni: la guerra.
Film da non perdere.

Nelle sale dal 10 ottobre distribuito da Warner Bros/Videa CDE in 70 copie.

Curiosità:
*
Molti i preziosi camei da Guy Pearce, a Ralph Fiennes, David Morse, Christian Camargo e, unica donna ‘parlante’ (una battuta), Evangeline Lilly, eroina del serial televisivo Lost.
* Il film è stato girato in Giordania e a Vancouver, Canada.


Links correlati
http://www.videa-cde.it/thehurtlocker/

 
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Foto dall’Ufficio Stampa

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