A poco più di trent’anni dall’uscita della pellicola The Texas Chainsaw Massacre del regista dell’horror Tobe Hooper (e venti dalla parodia firmata dal medesimo autore), cui solo nel 2003 seguì il fortunato remake di Marcus Nispel - che oltre a guadagnarsi delle ottime critiche incassò oltre 110 milioni di dollari in tutto il mondo - arriva nelle sale Non aprite quella porta: l’inizio, inquietante prequel che descrive dettagliatamente le origini della folle famiglia Hewitt e dei loro eccentrici, sadici e cruenti rituali consumati sotto gli occhi (e per mano) del nipote Tommy, mentalmente ritardato e cresciuto lontano dai suoi coetanei. A scommettere sulla macabra storia che ha per protagonista il ragazzo, meglio conosciuto come Leatherface (letteralmente “faccia di pelle”) - l’icona horror più emblematica di tutti i tempi, fortemente ispirata alla figura del serial killer Edward Gein, responsabile, a partire dagli anni Quaranta, di crudeli, feroci ed inenarrabili omicidi - è ancora una volta, insieme alla New Line Cinema e ad un gruppo di produttori indipendenti, il quarantunenne Michael Bay, noto producer e regista di Hollywood, attualmente impegnato nella post produzione del film The Transformers per la Dreamworks e la Paramount.
Sono gli anni della guerra in Vietnam. I giovani Dean (Taylor Handley) ed Eric Hill (Matthew Bomer), chiamati all’arruolamento nell’esercito statunitense, decidono, prima della partenza, di trascorrere alcuni giorni in Texas con le rispettive fidanzate. In realtà, a doversi recare sul fronte, è solo il diciottenne Dean ma Eric, che per motivi di servizio già conosce la dura realtà che lo aspetta, temendo per la vita di Dean - piuttosto deciso a farsi riformare e a partire per il Messico con l’aiuto e il sostegno della sua Bailey (Diora Baird) - intende tornare a combattere con lui. Ma proprio mentre stanno discutendo del loro futuro a bordo di una jeep lungo le deserte strade del Paese, si imbattono in una coppia di minacciosi motociclisti e, nel tentativo di fuga, rimangono coinvolti in un incidente stradale. Chrissie (Jordana Brewster, interprete del film campione d’incassi The Fast and the Furious di Rob Cohen), fidanzata di Eric, viene sbalzata fuori dall’auto mentre gli altri, seriamente feriti, vengono soccorsi dallo psicopatico sceriffo Hoyt (R. Lee Ermey, già apprezzato nel ruolo del sadico sergente in Full Metal Jacket), dietro la cui divisa, in realtà, si cela uno dei membri del clan degli Hewitt, bramoso di portare i ragazzi nella casa dell’orrore dove ad attenderli, oltre all’anziana mamma e allo zio, c’è Tommy (Andrew Bryniarski), appositamente allevato per diventare un mostro pronto ad uccidere con la sua inseparabile motosega. Per i tre malcapitati non sembra esistere alcuna possibilità di scampo. Chrissie tuttavia, sfuggita alla vista dello sceriffo, è l’unica che può tentare di salvarli…
Diretto dal regista sudafricano Jonathan Liebesman, classe 1976, autore tra gli altri del cortometraggio Rings che costituisce l’anello di congiunzione tra The Ring e The Ring 2, il film (40 milioni di dollari d’incasso in America in poco più di otto settimane) è una pellicola splatter a tratti nei dialoghi grottesca che però, nonostante gli effetti speciali del trucco affidati al Gruppo KNB EFX di Gregory Nicotero e Howard Berger - gli stessi che si sono recentemente occupati della seconda stagione di Masters of Horror - non dice nulla di nuovo. E tanto meno ricorda l’opera di Tobe Hooper (qui nelle vesti di produttore) che, nel 1974, con un piccolo cast fatto di studenti e insegnanti del college dove insegnava e con mezzi sicuramente più rudimentali di quelli utilizzati oggi, riuscì a confezionare un capolavoro divenuto nel tempo uno dei più famosi del genere.
Nelle sale dal 7 dicembre distribuito da Eagle Pictures.