Il cinema ha sempre provato fascinazione per i perdenti… Lunga è la lista degli outsider e diseredati della storia del cinema.
A loser illustri, come quelli violenti e struggenti di De Niro o quelli romantici di Chaplin, si aggiungono i protagonisti dell’affresco sudista della sceneggiatrice e regista Shainee Gabel: un professore con un piede nella fossa, la fissazione per le citazioni letterarie e l’ossessione di lasciare un segno indelebile di sé nel mondo; un aspirante scrittore paralizzato dalla paura di fallire; una ragazza che una vita senz’affetti e sicurezze ha privato di ogni ambizione.
La storia è quasi impalpabile, sfumata come l’ambientazione sudista su cui si stagliano imponenti i tre protagonisti, facce diverse del male di vivere.
Un film d’attori, dunque, quello dell’esordiente Gabel, che trova nella passione dei suoi interpreti la sua cifra espressiva.
Alla bravura dei tre, un Travolta in stato di grazia in testa (ma la Johansson con la sua fierezza ed i suoi occhi smarriti e Gabriel Macht con la sua recitazione misurata ed implosa non sono da meno), si aggiungono una sceneggiatura giocata sulla citazione poetica (numerosi i rimandi: da Miller a Frost a T.S. Eliot) di grande forza emotiva e le suggestioni musicali della terra del blues.
Il risultato è un film melanconico, che prende allo stomaco ed invita a riflettere sul senso della vita, che conquista per la perfetta alchimia degli elementi, per le suggestioni più che per la storia in sé .
Note: Ottima la colonna sonora in cui molte canzoni sono cantate dallo stesso John Travolta.