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lunedì 7 novembre 2022
di Claudio Fontanini
Piove
Un inquietante horror familiare che conferma il talento di Strippoli
Da La casa alla struggente Aria di neve (Il nostro amore non appartiene al cielo). Sono due brani di Sergio Endrigo a fare da raccordo tra il primo e il secondo film di Paolo Strippoli che dopo aver vinto il premio per la Miglior Regia al Festival di Taormina nel 2021 con il suo bel film d’esordio (A Classic Horror Story) torna alle atmosfere horror con questo magnifico Piove, ambientato in una Roma cupa e sull’orlo dell’abisso esistenziale

Partendo dallo script di Jacopo Del Giudice (vincitore del premio Solinas) il film mette magistralmente in scena il nostro lato oscuro attraverso un rapporto padre-figlio innervato da sensi di colpa e rimossi. E mentre la Capitale tracima un vapore denso e una melma grigiastra da condotti e tombini, la famiglia Morel  sopravvive al dolore tra rabbia e ostentati silenzi. 

C’è di mezzo la morte in un incidente di una mamma/moglie (Cristina Dell’Anna) che forse reclama dall’aldilà i suoi diritti mentre la figlia più piccola è costretta su una sedia a rotelle e non fa progressi. Ed ecco un padre (Fabrizio Rongione) ammutolito e passivo (Ho pensieri sparsi. Brutti? Quasi tutti…) che lavora aiutando un infermo (Un po’ la invidio dice al malato da qui dentro non si accorge di quello che è diventata la gente fuori) mentre il figlio adolescente (Francesco Gheghi) passa le giornate tra le braccia di una generosa prostituta o a provocare i suoi coetanei. 

Coi ricordi che scatenano l’orrore e i demoni dell’incomunicabilità che si fanno paradigma sociale di giorni oscuri nei quali l’unica rivoluzione possibile è quella dell’amore

Tra piscine abbandonate e lacrime nere, allucinazioni e un corridoio di palloncini cromati da attraversare, Piove (curiosamente diverso e complementare a Siccità di Virzì) è un film sinistro, intimo e allarmante, una storia di fantasmi senza fantasmi (come afferma il regista nelle note di regia) che finisce per scatenare una profonda pietas sul destino dell’umanità. 

Presentato alla Festa di Roma ad Alice nella Città, diviso in tre capitoli (Evaporazione, Condensazione e Precipitazione) il film- scandalosamente vietato ai minori di 18 anni dalla Commissione per la classificazione Opere cinematografiche del MIC- conferma il talento limpido di Strippoli, un autore che manipola a meraviglia il genere per farne rappresentazione del nostro tempo. Ci si spaventa e si riflette come davanti ad uno specchio. Suggestive e di grande resa le musiche originali di Raf Keunen. Da vedere. 

In sala dal 10 novembre distribuito da Fandango 

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