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venerdì 4 novembre 2022
di Claudio Fontanini
L’ombra di Caravaggio
L’avventurosa esistenza del pittore nel film affascinante e popolare di Placido
Solenne e popolare sembrano aggettivi inconciliabili ma ne L’ombra di Caravaggio, Michele Placido prova a ritratte l’avventurosa esistenza del pittore con lo stile del suo Romanzo criminale

Al suo 14mo film dietro la macchina da presa, il regista pugliese (che qui si ritaglia il ruolo del Cardinale Del Monte, uno dei mecenati di Michelangelo Merisi) strizza l’occhio al pubblico nello stile esplicito, carnale e allucinato della recitazione di Riccardo Scamarcio (nei panni di Caravaggio) mentre esplora il racconto di un’epoca e di un clima con ambizioni inedite per il nostro panorama

Co-produzione italo-francese che arriva dopo 4 anni di lavoro sul progetto e da un’idea che balena nella mente di Placido sin da quando ragazzo, arrivato a Roma nel 1968, frequentava Campo de’ Fiori e la statua di Giordano Bruno con i compagni di Accademia,  L’ombra di Caravaggio mette in scena l’autenticità, i vizi (Non ne ho, sono vita…) e le passioni dell’uomo più che dell’artista. 

Una sorta di rock star ante litteram nell’Italia del 1600 in bilico sul filo di una vita spericolata e rivolto a mettere su tela il vero messaggio evangelico a discapito di regole e orpelli (La Madonna non vola dice dipingendo un quadro). 

Artista maledetto alle prese coi suoi demoni interiori e in cerca di prostitute (brava la Ramazzotti nei panni di Lena), ladri e vagabondi (Alessandro Haber in croce) da trasformare in santi nelle sue opere. Con Papa Paolo V (Maurizio Donadoni) che commissiona a un agente segreto del Vaticano (l’Ombra del titolo, Louis Garrel) una vera e propria indagine per decidere se concedere o meno la grazia che il pittore chiedeva dopo la sentenza di condanna di morte per aver ucciso un suo rivale in amore. 

Creatività e duelli di spade, ammiratori (Isabelle Huppert è la Marchesa Costanza Colonna) e nemici, l’Accademia di San Luca e Santa Maria in Vannicella di San Filippo Neri (Moni Ovadia), Concilio di Trento e trasgressioni nel cammino di un artista che voleva avvicinare il divino all’uomo (Vederlo all’opera è come vedere la mano di Dio) ma era colpevole per la Chiesa di Roma d’insinuare il dubbio nello sguardo dei fedeli. 

Scritto da Placido con Sandro Petraglia e Fidel Signorile, L’ombra di Caravaggio, in bilico tra verità e finzione storica e lontano dall’opera iconografica, è un’opera discontinua ma affascinante per la sua resa tecnica (lodi alle scenografie di Tonino Zera- magnifici i vicoli di una Roma brulicante e popolana- ai costumi di Carlo Poggioli e alle luci di Michele D’Attanasio) e per il suo messaggio di allargata partecipazione culturale. In un film come nella vita. Amor vincit omnia.    

In sala dal 3 novembre distribuito da 01

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