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mercoledì 27 aprile 2022
di Claudio Fontanini
Gli amori di Anaïs
Passioni e incroci del destino verso la libertà
Valeria Bruni Tedeschi come non l’avete mai vista. E sentita, verrebbe da dire visto lo straniante doppiaggio italiano che la penalizza con la voce di un’altra (mai come in questo caso non perdete l’edizione originale). 

Affascinante scrittrice sulla cinquantina votata alla letteratura come ragione di vita e compagna di un editore borghese (Denis Podalydès) che considera concluso un ciclo d’amore ogni 12 anni, sarà lei a far perdere la testa a una trentenne inafferrabile e claustrofobica, che vive alla giornata e scrive una tesi di laurea sulla passione nella letteratura del XVII secolo. 

Commedia romantica che miscela in giuste dosi sentimenti ed umorismo, leggerezza di stile e profondità di senso, Gli amori di Anaïs della trentacinquenne Charline Bourgeois-Tacquet è un film d’incontri e possibilità, passioni e incroci del destino

Con l’effervescente protagonista (l’ottima Anaïs Demoustier) che assapora il presente a morsi per sfuggire al dolore (la madre ha un tumore recidivo) e incrocia prima casualmente (il nuovo amante è il compagno della scrittrice) e poi con determinazione assoluta lo sguardo di quella donna con la quale intraprenderà un viaggio di conoscenza verso la libertà

Sempre in movimento e di corsa Anaïs, riflessiva e matura Emilie: cos’hanno in comune quelle due donne apparentemente agli antipodi? Il potere del desiderio e della scrittura, il bisogno di intensità- in amore, nella professione, nella vita in generale- sono i comandamenti ai quali rispondono in un gioco di sguardi e di intese che le avvicina a poco a poco alla sensualità e alla condivisione spirituale. 

Con quell’amore inaspettato che spinge fuori dal tempo e può rivelarsi persino un passaggio di consegne che diventa lezione di vita (Con quello che sei, con quello che vivi facci qualcosa dice Emilie ad Anaïs in sottofinale). 

Seminari in Bretagna e drammaturghi tuttofare, inquilini coreani e mele selvatiche da assaporare, lemuri imbottiti di Xanax, sofferenze consapevoli  (Bisognerebbe leggere tutti Schopenhauer a 6 anni… afferma Emilie) e sequenze nelle quali rispecchiarsi (La sera della prima di Cassavetes con Gena Rowland) in un film- presentato alla Semaine de la Critique di Cannes 2021-  che naviga in direzione ostinata e contraria alla cultura liquida del nostro tempo usa e getta (qui si scrivono ancora lettere a mano e si gioisce per  un vecchio libro ritrovato). 

Magnifica l’intesa tra le due attrici con un’inedita Bruni Tedeschi capace di rendere a meraviglia le sfumature dell’attrazione improvvisa e dell’illusione consapevole. Musiche di Nicola Piovani.            



In sala dal 28 aprile distribuito da Officine UBU    


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