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martedì 26 aprile 2022
di Claudio Fontanini
ARTHUR RAMBO
Nel film di Cantet la doppia faccia di un giovane scrittore di successo
Dal successo alla gogna mediatica in due giorni. Ascesa e caduta di un giovane scrittore militante di origini arabo-francesi ai tempi dei social. Liberamente ispirato alla storia del cronista radiofonico francese Mehdi Meklat, Arthur Rambo-Il blogger maledetto di Laurent Cantet esplora la doppia personalità di un personaggio sfuggente e affascinante
Dal successo alla gogna mediatica in due giorni. Ascesa, gloria e caduta di un giovane scrittore militante di origini arabo-francesi ai tempi dei social. Liberamente ispirato alla storia del cronista radiofonico francese  Mehdi Meklat, Arthur Rambo-Il blogger maledetto di Laurent Cantet esplora la doppia personalità di un personaggio sfuggente e affascinante senza dare giudizi morali o prendere posizioni ideologiche. 

Al suo ottavo lungometraggio il regista de La classe (Palma d’oro a Cannes nel 2008) mette in scena rapporti sociali, politica ed interrogativi esistenziali attraverso la violenza verbale e i ritmi forsennati del nostro tempo malato. 

Cosa succede se un beniamino dei media che frequenta i salotti parigini e i circoli letterari, dopo aver scritto un libro di successo su periferie, immigrazione e integrazione viene visto improvvisamente sotto un’altra luce? Emblematica e spiazzante la storia di Karim D. (l’ottimo Rabah Nait Oufella, uno degli adolescenti de La classe) rinnova la dialettica tra individuo e gruppo concentrando il terreno di scontro sui 140 caratteri di un tweet. 

Come è possibile che lo scrittore raffinato ed elegante dal sorriso stampato in faccia sia lo stesso che ha pubblicato- sotto lo pseudonimo del titolo del film- frasi razziste, omofobe e piene di odio sui social? Dr.Jekyll e Mr.Hyde o abile manipolatore di coscienze? Meglio un programma televisivo di cultura o 200.000 followers oltranzisti? 

Con editori, ammiratori, amici e familiari traditi (Il tuo libro sono io gli dice la madre in una delle sequenze più belle del film) alle calcagna di quello scrittore cresciuto nelle banlieu e catapultato dall’altra parte della barricata. Un enigma per gli altri e per se stesso che attraverso il suo gemello cattivo creato a 16 anni testa i limiti della provocazione e suscita reazioni di qualunque tipo. 

Tra rabbia inespressa e party letterari (Cerca di non farti ingannare e guardati da loro: gli scrittori li preferiscono morti… lo ammonisce la collega su chi ora lo ricopre d’oro), amori impossibili e tradimenti ideologici (la web tv), verità e finzioni, Arthur Rambo- presentato in anteprima nazionale al festival Rendez-vous- viaggia tra pubblico e privato senza pregiudizi in un mondo virtuale che sta sostituendo quello reale (Twittare è come respirare, ti permette di vivere). 

Una parabola sulla celebrità che si fa manifesto di una libertà d’espressione minacciata da quel politicamente corretto deleterio quanto l’insulto gratuito. Mentre Cantet si tuffa nella complessità della vicenda con equilibrio e una bilanciata punteggiatura narrativa (lode al montaggio di Mathilde Muyard). Un bel viaggio-geografico ed interiore- che invita alla fuga forse solo per conoscere se stessi. Lontano da tastiere e giudizi.  
 


In sala dal 28 aprile distribuito da Kitchen Film 

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http://www.kitchenfilm.eu

 
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