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lunedì 10 gennaio 2022
di Claudio Fontanini
America Latina
Il noir mentale e allucinato dei fratelli D’Innocenzo
Dentista scrupoloso e mite padre di famiglia di giorno, maniaco psicopatico (forse) di notte. La vita di Massimo Sisti (un Elio Germano rapato, luciferino e spaesato) corre su binari paralleli tra realtà e allucinazioni, derive esistenziali e alienazioni visionarie. 

Non era facile per i fratelli D’Innocenzo (una delle più belle novità del cinema italiano degli ultimi anni) dare seguito al bellissimo e pluripremiato Favolacce ma questo America Latina- passato in concorso all’ultima Mostra del cinema di Venezia- depotenzia il racconto a favore di una forma immagine che soffoca il tutto nel  tentativo di esercitarsi  con un genere. 

Thriller psicologico, claustrofobico e allarmante, il nuovo film di Damiano e Fabio D’Innocenzo gioca col tema del doppio (a partire dal titolo, con l’America del sogno vicina ma lontanissima dalla piccola Latina che è invece il luogo in cui vive il protagonista con la sua famiglia) in un’architettura d’interni (la villa, orrenda e reale- esiste davvero) che si fa ben presto metafora di un labirinto mentale con specchi e finestre a sottolinearne i rimandi. 

Moglie (Astrid Casali) e due figlie, lezioni di pianoforte su internet, ubriacature settimanali con l’amico Simone (Maurizio Lastrico) e un padre acido che lo disprezza (Massimo Wertmuller) a cui fare visita. Tutta qui la vita di quest’uomo qualunque che scopre una notte in cantina qualcosa da non rivelare. 

Inizia da qui, in una sorta di viaggio psicanalitico e sensoriale, la ricerca della scomoda verità nascosta persino a se stesso. Col dentista che inizia a fare ricerche su Google su effetti dell’alcool, amnesie e bambini rapiti mentre quel deragliamento identitario- tutto in soggettiva- si prende tutto il film dei D’Innocenzo con esiti nemmeno imprevedibili. 

Senza respiro interno e dialettica, America Latina finisce così- tra virtuosismi della Mdp e sequenze ridondanti- per annoiare più che spaventare. Tra piscine che ritornano (con esiti ben diversi da Favolacce) e torte di compleanno, pianti notturni, pedinamenti e tg che rimandano notizie di famiglie sterminate, il terzo film dei D’Innocenzo è un’opera irrisolta e sin troppo studiata per interessare davvero. Speriamo sia solo un inciampo.

In sala dal 13 gennaio distribuito da Vision                     


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http://www.visiondistribution.it

 
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