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giovedì 23 dicembre 2021
di Claudio Fontanini
ILLUSIONI PERDUTE
Il magnifico film di Gianoli tratto dalla Commedia umana di Balzac
Inchiostro, carta e amore: per la bellezza era iniziato tutto così. Ma l’odissea del giovane provinciale che sognava di essere un poeta e finì per scrivere annunci pubblicitari nella Parigi del 1821 diventa, nelle mani di Xavier Gianoli, la perfetta metafora del nostro mondo, dominato dal Dio denaro e dall’evanescente apparire
Inchiostro, carta e amore: per la bellezza era iniziato tutto così. Ma l’odissea del giovane provinciale  che sognava di essere un poeta e finì per scrivere annunci pubblicitari nella Parigi del 1821 diventa, nelle mani di Xavier Gianoli, la perfetta metafora del nostro mondo, dominato dal Dio denaro e dall’evanescente apparire. 

Presentato all’ultima Mostra di Venezia (impossibile non premiarlo ma il presidente di Giuria, Bong Jo-Hoon, è riuscito nell’impresa) e tratto dal capolavoro di Honoré de Balzac, La Commedia umana (col regista che si concentra solo sulla seconda parte del romanzo, Un grand homme de province à Paris) il nuovo film del regista che ama Luchino Visconti  e prende a modello lo Scorsese di Casinò per l’uso della voce fuori campo, scopre il dietro le quinte del nuovo liberismo economico in agguato tra fascino e orrore, voglia di tutto e subito e perdita dell’innocenza. 

Ed ecco un giovane tipografo orfano e spiantato (il sensazionale Benjamin Voisin)  catapultato da Angoulême nella Parigi della Restaurazione sotto l’ala protettiva (almeno all’inizio) di una aristocratica baronessa mecenate (Cécile De France) e poi costretto dagli eventi a capire in fretta le nuove regole del gioco attraverso l’accesso alla professione giornalistica. 

Con l’avventura della bellezza che si trasforma in avventura del profitto in un Ancien Régime che sbandiera i valori della mercificazione e della paura e il denaro pronto a sostituirsi a titoli nobiliari e vecchi ideali (Si può pagare tutto, è il progresso…). 

Scenografie, costumi, luci, invenzioni di regia. Tutto concorre nell’imperdibile film di Gianoli a ricreare un mondo che, come in uno specchio, anticipa e riflette pericolosamente la nostra epoca
Con la nascita della società dello spettacolo e della comunicazione di massa impersonificata da giornalisti ritratti come gangster (un luciferino Vincent Lacoste) ed editori (Gérard Depardieu) che preferiscono il commercio di ananas alla poesia. 

Ambizioni, inganni, scandali, cinismo e corruzione tra brindisi alle bugie e l’arte della polemica, tirate di hashish e benedizioni professionali (Ti battezzo nel nome della malafede, del pettegolezzo e degli annunci pubblicitari), nemici di talento (Xavier Dolan, per la prima volta attore diretto da altri), capoclaque corrotti e massime da scolpire a mente (Nel teatro del mondo le persone peggiori occupano i posti migliori). 

E intanto la stampa d’opinione, tra aforismi e provocazioni, diventa stampa commerciale e quell’inchiostro che scorre a fiume sembra un rivolo di sangue sul cadavere della verità. Commercianti di frasi e fabbricanti di parole, i giornalisti di Illusioni perdute (e Gianoli è figlio di uno di loro…) sono i burattinai di questa memorabile commedia degli intrighi che prende per vero tutto ciò che è probabile. 

Una recita sontuosa e miserabile, sul palco di un teatro o nella vita, che mette in scena affaristi e miserie morali in un romanzo di formazione che termina con la dedica di Balzac a coloro che devono trovare la forza interiore dopo il tempo del disincanto. 

Cast affollato e in stato di grazia con citazione di merito per la strepitosa Coralie, attrice di varietà dalle calze rosse a cui dà anima, corpo e spessore Salomé Dewaels.   
 
 
 
In anteprima dal 23 dicembre a Roma, Milano, Torino e Bologna e dal 30 dicembre in tutta Italia distribuito da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection          


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