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lunedì 13 dicembre 2021
di Claudio Fontanini
HOUSE OF GUCCI
La storia dei Gucci raccontata da Ridley Scott come una tragedia shakespeariana
La famiglia Gucci raccontata come una tragedia shakespeariana, una dinastia al crocevia fra tradizione e modernità che echeggia la saga del Padrino in un doppio confronto padri-figli destinato a cambiare per sempre le regole del potere. Sbilanciato, affollato di personaggi e antistorico, House of Gucci di Ridley Scott mette al centro della storia Patrizia Reggiani
La famiglia Gucci raccontata come una tragedia shakespeariana, una dinastia al crocevia fra tradizione e modernità che echeggia la saga del Padrino in un doppio confronto padri-figli destinato a cambiare per sempre le regole del potere. 

Sbilanciato e affollato di personaggi, antistorico (date sballate e strane dimenticanze) e interpretato in originale in lingua inglese da attori che qua e là si lasciano sfuggire espressioni italiche, House of Gucci di Ridley Scott mette al centro della storia Patrizia Reggiani (una prodigiosa Lady Gaga), la rampante moglie di Maurizio Gucci (Adam Driver) che la mattina del 27 marzo del 1995 assoldò due sicari per freddare con colpi di pistola davanti all’ufficio di via Palestro a Milano il marito reo di averla lasciata. 

Condannata a 26 anni (poi ridotti a 18) e rilasciata nel 2016 per buona condotta è lei la stella cometa di questo film sceneggiato da Becky Johnston e Roberto Bentivegna (adattamento dal libro di Sara Gay Forden) che ha scatenato l’ira degli eredi della famiglia Gucci con una lettera di diffida alla produzione. 

Nel nome del Padre, del figlio e della famiglia Gucci (come dice Patrizia facendosi ironicamente il segno della croce) ecco una storia di rimpianti e fantasmi, stile e ricchezza. Si comincia dal 1978 (ma in realtà i due si sposarono nel 1972) ad una festa in maschera a Milano con l’incontro fatale tra quel timido studente figlio di Rodolfo Gucci (Jeremy Irons) che studia legge e gira in bici e quella ragazza di umili origini (confonde Klimt con Picasso all’arrivo in villa) ma che promette faville (Con me ci si diverte più che con la Taylor…) e innescherà in realtà una spirale incontrollata di tradimenti e vendette. Con i due fratelli Gucci a capo dell’azienda, Rodolfo e Aldo (I 70? Dicono siano i nuovi 69 dice al suo compleanno un gigantesco Al Pacino) che si contendono anche l’affetto e l’interesse dei figli opposti (quello di Aldo è un Jared Leto in bilico tra creatività e follia) in un incrocio di legami di sangue e potere. 

Con quella famiglia che porta un nome maledetto e che tenta di spartire la torta dei ricavi tra passato e futuro. E intanto Maurizio viene nominato Coordinatore degli affari mondiali dallo zio e inizia la sua scalata sotto il controllo di quella moglie che tira le fila di questo girotondo di affari e sentimenti che si ammira più per la recitazione degli attori che per lo script altalenante

Certo, non è il pessimo Tutti i soldi del mondo sul sequestro di Paul Getty negli anni ’70, ma anche qui l’84enne regista di Blade Runner e Il gladiatore dimostra di non trovarsi a suo agio con la cronaca e coi toni di una regia che spesso sembra fare il verso a Il Padrino piuttosto che a una telenovela familiare

Abusi di fiducia e rivendicazioni, falsi redditizi e fattucchiere amiche (Salma Hayek), tasse di successione e vacanze a Saint Moritz, le vacche della Val di Chiana e il buco nero dei redditi non dichiarati, sortilegi e nuove liquidità (il fondo arabo d’investimento), regali di Natale, sfilate porno chic (Tom Ford, il nuovo Direttore creativo di metà anni ’90) e abbracci tardivi (Sei il mio idiota! dice Pacino, appena uscito dal carcere, al figlio in ambasce economiche) in 2’40’ roboanti e piene di musica (colonna sonora che miscela David Bowie e Bruno Lauzi, Donna Summer, gli Eurytmichs e Blondie) che alternano belle sequenze e una confezione di gran classe a momenti di trascurabile macchiettiamo e a comportamenti e psicologie da operetta. Il solito difetto degli americani quando vedono Italia.         

In sala dal 16 dicembre distribuito da  Eagle Pictures

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