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lunedì 4 ottobre 2021
di Claudio Fontanini
A CHIARA
Un romanzo nero di formazione conclude la trilogia a Gioia Tauro di Carpignano
Iniziato nel 2015 con Mediterranea e proseguito con A Ciambra (2017), il viaggio nel mondo di Gioia Tauro si conclude con questo A Chiara, potente e doloroso inno alla possibilità del cambiamento. Morale e sociale.
La trilogia non programmata ma necessaria dell’italoamericano Jonas Carpignano è un laboratorio della globalizzazione da studiare nelle scuole
Iniziato nel 2015 con Mediterranea e proseguito con A Ciambra (2017), il viaggio nel mondo di Gioia Tauro si conclude con questo A Chiara, potente e doloroso inno alla possibilità del cambiamento. Morale e sociale. 

Prima la comunità africana, poi quella rom ed ora gli italiani collusi alla malavita mafiosa. La trilogia non programmata ma necessaria dell’italoamericano Jonas Carpignano è un laboratorio della globalizzazione da studiare nelle scuole che si allontana dal documentario con la forza cinematografica di una poetica che si allontana dal realismo iniziale per battere le strade del sogno e della visione soggettiva. 

Si comincia con una lunghissima festa di compleanno per i 18 anni di Giulia (Grecia Rotolo) la primogenita della famiglia Guerrasio. Balli, canti, scherzi, brindisi e discorsi che, lo capiremo a breve, segneranno quasi la fine dell’innocenza per chi osserva la festeggiata persino con un pizzico di invidia. E’ la sorella minore Chiara (la prodigiosa Swamy Rotolo) che il giorno seguente, dopo un boato che fa esplodere l’auto del padre davanti casa, lo vede fuggire e trasformarsi di colpo in un latitante.

Un cellulare gli rivela che quell’uomo affettuoso e taciturno (Claudio Rotolo) è coinvolto in un traffico di stupefacenti e lavora per la ‘Ndrangheta. Sei troppo piccola per capire le dice la madre omertosa ma quella ragazzina che non si vergogna a fumare in pubblico davanti agli uomini decide che è arrivata l’ora di scoprire cosa si nasconde dietro quel mondo che fino ad allora l’ha protetta in apparenza. 

Norme da rispettare e un bunker nel quale identificarsi col padre, affetti e affiliazioni, pedinamenti e vendette (ma nel film la violenza è sempre fuori campo e non ci sono pistole che sparano) in un romanzo nero di formazione che porterà la ragazza lontano dalla sua famiglia (per spezzare il circolo della Ndrangheta, lo Stato e i servizi sociali calabresi hanno deciso di strappare i minori coinvolti fino alla maggiore età) e verso una nuova e consapevole identità. 

Con A Chiara (un titolo che è una dedica all’avvenire) che mette al centro del racconto proprio il ciclo ereditario del potere familiare in un cortocircuito di sentimenti contrastanti che avvicina padre e figlia- è il momento più bello ed intenso del film che si trasforma per un po’ in un thriller teso e avvincente- nel tentativo di ingabbiare per sempre i dubbi trasformatosi in certezze di quella ragazzina fuori dal coro. 

Una nottata di fughe e nascondigli per capire che guadagnare 225.000 euro per un’ora di lavoro non fanno del padre nemmeno un Boss (Chi comanda non si sporca le mani…) e che quella vita (La chiamano mafia, per noi è sopravvivenza le dice il padre) non regala luce ma solo ombre nelle quali sentirsi vivi. 

Con Carpignano, che ha vissuto per 10 anni a Gioia Tauro e conosce tutti i suoi interpreti non professionisti (tutti gli elementi che riguardano la famiglia sono reali ma inseriti in una struttura fittizia) che sfrutta a meraviglia le potenzialità di una sorta di neorealismo calabro 2.0 al servizio di un messaggio che da locale si fa universale. Premio Label Europa Cinemas a Cannes (lo stesso ricevuto per A Ciambra) dove il film è passato alla Quinzaine des Réalisateurs.       

In sala dal 7 ottobre distribuito da Lucky Red     


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