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venerdì 2 aprile 2021
di Claudio Fontanini
Rosso
Un nitido e inquietante ritratto provinciale dell’Argentina pre Golpe del ’75
Camera fissa, uomini e donne entrano a turno in una casa, chiudono la porta e poi escono. Con un televisore, uno specchio, un mobile. Scopriremo più tardi che quella casa di una provincia argentina del ’75 è l’emblema perfetto di una condizione, umana e sociale, che avrebbe portato al golpe militare. 

Perché la cultura delle omissioni e del silenzio, del tutti sanno e nessuno parla è al centro di Rosso, il bel film del 2018 che ha viaggiato per vari festival internazionali e arriva ora sulle piattaforme on demand con Fil Rouge media e CG entertainment

Al centro della vicenda un affermato e arrogante avvocato (l’ottimo Dario Grandinetti) che dopo una discussione con uno sconosciuto al ristorante inizia una lenta discesa agli inferi (ci sarà la punizione?) che porta alla luce gli inconfessabili segreti e la smania autoritaria di un personaggio e di una nazione. 

Con una famiglia modello che tra cene mondane, club di tennis e lezioni di danza nasconde dietro la facciata perbenista l’altro volto  di una comunità dove si commettono crimini e dove la gente scompare nel nulla. Arriverà un detective cileno cartesiano e frequentatore di chiesa (il magnifico ed enigmatico Alfredo Castro) a provare a mettere di fronte alle proprie responsabilità quell’uomo che si nasconde a se stesso (magnifico il finale) e simbolo di una tragedia collettiva di lì a poco avrebbe bussato alla porta. 

Tra contratti falsificati e pareti sporche di sangue, cowboy nord americani tenuti in ostaggio e colpi di fucile in uno spogliatoio, dossier, partiti dichiarati fuorilegge e pubblicità inquietanti (le caramelle per egoisti…) il film di Benjamín Naishtat scava lento nello spettatore in un’apparente quiete esteriore che nasconde il marcio interiore. 

Con metafore scoperte (l’eclissi, il gioco di prestigio) e complicità collettive (La gente sembra avere una pessima memoria) che indirizzano sulla via di un male maggiore da combattere (Una terra senza legge e senza Dio dice Castro abbracciando Grandinetti nel deserto) e un’inquietudine di fondo che non punta mai sulla violenza esibita privilegiando l’invisibile. 

Vicino per stile e tematiche a Il clan (il film di Trapero che vinse il Leone d’Argento a Venezia nel 2015), Rosso è l’istantanea dello stato delle cose di un preciso momento storico che non cade mai nella trappola del film di genere ma delinea, con appassionato rigore stilistico, ambienti e personaggi che potrebbero pericolosamente tornare di moda. Perché, come recita la locandina del film, quando tutti restano in silenzio, nessuno è innocente.  


Dal 1 aprile su CG digital, iTunes, Apple, Chili, Rakuten, Infinity, Tim Vision, Amazon Prime Video e Google Play. 

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http://cgentertainment.it

 
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