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lunedì 22 marzo 2021
di Claudio Fontanini
IL MIO CORPO VI SEPPELLIRÀ
Cast da applausi e cura visiva nell’opera seconda di Giovanni La Pàrola
La storia risorgimentale come un western pulp. Vedendo la cura visiva, l’originalità e la direzione degli attori de Il mio corpo vi seppellirà ci si stupisce che Giovanni La Pàrola abbia dovuto attendere 15 anni per dirigere il suo secondo film da regista.
Un revenge movie al femminile che si fa metafora di una condizione, sociale e morale.
La storia risorgimentale come un western pulp. Vedendo la cura visiva, l’originalità e la direzione degli attori de Il mio corpo vi seppellirà ci si stupisce che Giovanni La Pàrola  abbia dovuto attendere 15 anni per dirigere il suo secondo film da regista. 

Politico e sanguinolento, ambizioso e venato di una feroce ironia, il film mette in scena il Regno delle Due Sicilie come la Frontiera americana in un revenge movie al femminile che cita Leone, il Tarantino di Kill Bill e il Sam Raimi di Pronti a morire in un tripudio di polvere, diligenze, sparatorie e saccheggi. 

Siamo nel 1860, col Meridione all’alba dell’Unità d’Italia. La spedizione dei Mille, guidata da Garibaldi, ha conquistato il Regno retto da Francesco II di Borbone consegnandolo a Vittorio Emanuele II Re di Sardegna. Con le campagne e le montagne siciliane invase dalle truppe piemontesi e dalla Guardia nazionale, le bande dei briganti  si ribellano all’esproprio delle terre e al nuovo ordine nel nome della propria identità. 

Un Colonnello sabaudo spietato ed arrivista (Guido Caprino), un ex borbonico che cambia casacca e semina morte (lo strepitoso Giovanni Calcagno), un quartetto di guerrigliere a caccia di scalpi e passato (Miriam Dalmazio, Antonia Truppo, Margareth Madè e Rita Abela), una nobildonna incinta e rapita e un riscatto che tarda ad arrivare. 

Tra salti temporali e flashback rivelatori, prove di fedeltà e banconote del nuovo Regno, castrazioni e nascondigli (la montagna della Vulva…), un sarto gentile che confeziona abiti nel nulla (Filippo Pucillo) e uomini senza bandiere e padroni, Il mio corpo vi seppellirà strappa risate e fa riflettere nel nome del cinema di genere. 

Con quella donna senza nome che si fa metafora e rivendicazione di una condizione e di una conquista, sociale e morale. Quasi un Me too in costume (lode al lavoro di Maria Cristina La Pàrola) che sfrutta le armi dell’uomo ripagandolo con la stessa moneta e che rivela malesseri e solidarietà femminile senza retorica e piagnistei. 

Con una Sicilia ricreata in Puglia, il dialetto a farla da padrone (sottotitoli per i dialoghi più ostici) e una vastità di orizzonti rari per l’asfittico panorama cinematografico nostrano. 
Senza divi ingombranti e onnipresenti ma con un cast affiatatissimo al suo arco, il film di La Pàrola (sceneggiato dal regista con Alessia Lepore e prodotto tra gli altri da  Matteo Rovere) regala due ore di sano divertimento con un senso dello spettacolo di cui si erano perse le tracce

Girato nel 2018 tra difficoltà produttive e ispirato ad un corto del 2012 dello stesso regista (Cusutu ‘n coddu- Cucito addosso) Il mio corpo vi seppellirà non passa inosservato e saluta la rinascita del western nostrano. Anche dagli schermi casalinghi in tempo di pandemia.      



 
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