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lunedì 19 ottobre 2020
di Claudio Fontanini
I PREDATORI
L’esordio alla regia di Pietro Castellitto premiato per la sceneggiatura a Venezia
Così diverse eppure così uguali. Sono le due famiglie agli antipodi, culturalmente e politicamente, protagoniste dell’esordio dietro la macchina da presa di Pietro Castellitto, premiato per la miglior sceneggiatura nella sezione Orizzonti dell’ultima Mostra di Venezia.
Proletari, chiassosi e ingombranti i Vismara; intellettuali, colti e raffinati (almeno in apparenza) i Pavone
Così diverse eppure così uguali. Sono le due famiglie agli antipodi, culturalmente e politicamente, protagoniste dell’esordio dietro la macchina da presa di Pietro Castellitto, premiato per la miglior sceneggiatura nella sezione Orizzonti dell’ultima Mostra di Venezia. 

Proletari, chiassosi e ingombranti i Vismara; intellettuali, colti e raffinati (almeno in apparenza) i Pavone. Con due capofamiglia (il magnifico armiere Giorgio Montanini e l’affermato chirurgo Massimo Popolizio) a tentare di tenere unite le fila di parenti sull’orlo di una crisi di nervi collettiva. 

Ed ecco figli assistenti universitari (Pietro Castellitto) che sognano di riesumare la tomba di Nietzsche, mogli registe (Manuela Mandracchia) alle prese con scene tagliate e infermiere (Giulia Petrini) che sognano un giorno di acquistare l’Altare della Patria, zii usurai che trafficano in armi rubate (Antonio Gerardi) e nipoti che intonano a tavola canzoni rap dissacranti tra lo sconcerto generale. 

Surreale e allarmato, inquietante e grottesco, il film di Castellitto mette in scena il disagio esistenziale, privato e sociale, di un gruppo di personaggi rappresentativi del pianeta Italia. Tra frustrazioni giovanili (Che programmi hai oggi? Mi compro l’accappatoio…) e segreti inconfessabili (la tac di Dario Cassini in sottofinale), galline di plastica e finestrini spaccati, scadenze decennali e cacce al cinghiale, salvadanai giganti rotti a colpi di David di Donatello e partite di ping pong su tavoli a croce celtica, il giovane Castellitto dirige a meraviglia un gruppo di attori ben assortiti (nel cast anche Anita Caprioli e Vinicio Marchioni) filmando come un entomologo (non a caso gli insetti sono molto presenti nel film) i comportamenti di uomini e donne in cerca di stabilità emotiva (essere felici è un mestiere difficile scrive il regista nelle note di regia). Mentre una bomba è pronta ad esplodere...

Tra il Virzì di Ferie d’agosto e le Favolacce dei fratelli D’Innocenzo, I predatori- prodotto da Domenico Procacci per Fandango con RaiCinema- mette a segno belle sequenze infarcite di dialoghi secchi e straniati con uno stile survoltato che riesce a empatizzare umanamente più con la famiglia proletaria che con quella borghese. 

Perché è più facile essere buoni e schiavi che prendersi le proprie responsabilità e la puzza di miseria non fa bene all’animo. In attesa di vestire i panni di Francesco Totti in Speravo de morì prima, la serie originale Sky, Pietro Castellitto dimostra che la sua strada è quella dietro la macchina da presa. Un esordio convincente al quale difettano qualche lungaggine (l’incontro al bar tra Castellitto e l’amico che filosofeggiano di popolo e individualità) e una voglia di caricare sin troppo certe situazioni. Musiche originali di Niccolò Contessa.

In sala dal 22 ottobre distribuito da 01     


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http://www.01distribution.it

 
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