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domenica 27 settembre 2020
di Claudio Fontanini
ROUBAIX, UNE LUMIERE
Arnaud Desplechin dirige un polar elegante e carico di tensione
Una città austera e violenta tra le più povere della Francia, una stazione di polizia alle prese con un territorio considerato come zona sensibile, una sfilata di volti femminili che ritraggono disagi esistenziali e malessere psicologico. Passato in concorso a Cannes 2019, Roubaix, une lumière è il primo noir di Arnaud Desplechin
Una città austera e violenta tra le più povere della Francia, una stazione di polizia alle prese con il 75% del territorio considerato come zona sensibile, una sfilata di volti femminili che ritraggono disagi esistenziali e malessere psicologico. Passato in concorso a Cannes 2019 e premio per il miglior attore a Roschdy Zem ai César 2020, Roubaix, une lumière è il primo noir di Arnaud Desplechin, un autore da sempre abituato ai ritratti sentimentali e qui stavolta alle prese con l’enigma della verità. 

Le luci calde del Natale che si riflettono su strade e macchine ad inizio film non ingannino. A Roubaix, città dal glorioso passato industriale e dove ormai quasi metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà, anche il 25 dicembre il crimine non si ferma. 

Il solitario e taciturno ispettore Daoud (Zem), arrivato dal Maghreb a 7 anni e senza famiglia al seguito, incarna la figura dell’iconico poliziotto capace di capire al primo sguardo se chi ha di fronte è colpevole o innocente (Come faccio? Provo a pensare come loro confessa a Louis, il nuovo e giovane agente arrivato in città). 

C’è da districarsi tra denunce immaginarie e ragazze scomparse da cinque settimane, incendi in case abbandonate, rapine da 20 euro in panetteria e stupratori seriali. Fino al ritrovamento del cadavere di  un’anziana strangolata nel suo letto e che porterà alla luce un rapporto perverso tra una coppia di giovani donne (Lea Seydoux e Sara Forestier). 

Tra silenzi carichi di senso e la passione per i cavalli (c’è chi ama vederli correre e chi scommette perché senza numeri non esistono regole), nipoti in carcere e atti di fede, il film del regista francese- nato proprio a Roubaix-  s’ispira a Il ladro di Hitchcock strizzando l’occhio a Delitto e castigo di Dostoevskji (I tormenti di Raskolnikov sono gli stessi di queste due diseredate dice Desplechin delle indiziate del film). 

Un thriller sociale sommesso ed elegante dove le parole contano più delle azioni in scena e dove si respira l’aria cara a George Simenon. Con una sceneggiatura - scritta con Léa Mysius- che adatta Roubaix, Commissariat central, il bel documentario di Mosco Boucalt per France 3 del 2008. Un film dove ogni personaggio cerca la sua strada e la sua direzione (indicativa la carta toponomastica appesa al muro della stanza di Louis) per trovare, o ritrovare in qualche caso, il proprio posto nel mondo. 

Teatrale e ben interpretato, il film di Desplechin regala spessore e sostanza a personaggi in bilico chiamati a fare i conti coi propri fantasmi interiori. Senza mai strafare o, peggio, cercare improbabili sensazionalismi, l’autore di Racconto di Natale e I miei giorni più belli firma un ottimo film di genere che accontenterà gli amanti del polar.  

In sala dal 1 ottobre distribuito da No.mad Entertainment


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http://lnx.no-madentertainment.eu/

 
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