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venerdì 12 giugno 2020
di Claudio Fontanini
DA 5 BLOODS
Un grande Spike Lee tra passato e presenta in una guerra senza fine
America, ieri e oggi. Aperto dalle parole di Muhammad Alì del 1978 e chiuso da quelle di Martin Luther King del 1967, Da 5 Bloods segna il ritorno a grandi livelli di Spike Lee a due anni dal sopravvalutato BlacKkKlansman. Con quattro veterani afroamericani sospesi tra passato e presente alla ricerca dei resti del loro caposquadra e di un vecchio tesoro nascosto tra la giungla vietnamita
America, ieri e oggi. Aperto dalle parole di Muhammad Alì del 1978 e chiuso da quelle di Martin Luther King del 1967, Da 5 Bloods segna il ritorno a grandi livelli di Spike Lee a due anni dal sopravvalutato BlacKkKlansman (Oscar alla sceneggiatura non originale). 

Scritto dal regista di  Atlanta con Danny Bilson, Paul DeMeo e Kevin Wilmott, il film racconta il viaggio all’indietro di quattro veterani afroamericani che a distanza di 50 anni ritornano in Vietnam alla ricerca dei resti del loro caposquadra caduto in guerra (Chadwick Boseman) e di un tesoro da 17 milioni in lingotti sepolto da qualche parte. 

Ad aggiungersi a Paul (Delroy Lindo), Otis (Clarke Peters), Eddie (Norm Lewis) e Melvin (Isiah Whitlock Jr.) arriva ben presto il figlio preoccupato del primo (Jonathan Majors) che innesca nel film di Lee anche un sentito confronto generazionale analizzato tra attacchi di panico e sensi di colpa. 

Le forze dell’uomo e della natura (magnifiche le riprese nella giungla vietnamita), epica e morale (Gli Stati Uniti ce lo devono, li abbiamo costruiti noi…dice qualcuno pensando al bottino), atrocità e regolamenti di conti, apparizioni e perdoni in 154votati alla causa politica afroamericana per la quale il regista si batte dai tempi di Fà la cosa giusta

Ma stavolta, e non gli accadeva da tempo, l’ispirazione è sentita e la cronologia degli eventi raccontati sembra quasi assumere il valore di un documento simbolico che travalica il tempo. Una sorta di risarcimento filmico verso le vittime di una nazione costruita sul sangue e che cammina ancora oggi sul campo minato della sopraffazione e della violenza razzista. 

Tra brindisi coi vietcong e false mitologie (Rambo e Walker Texas Rangers? A Hollywood vogliono sempre vincere la guerra in Vietnam!), serpenti velenosi e musica da urlo (Marvin Gaye, Spinners, Freda Payne, Curtis Mayfield e Time has come today dei The Chambers brothers), città trasformate (Avrebbero potuto aprire McDonald e avremmo vinto senza sparare un colpo dice Paul osservando stupefatto la nuova Ho Chi Minh) e il prezzo degli affari (La guerra si fa per i soldi, i soldi si fanno con la guerra dice l’ideatore francese di società off shore Jean Reno) Da 5 Blood si muove su due linee temporali tra immagini di repertorio e di scena, passato (in 4:3) e presente, permettendosi il lusso di fare interpretare i personaggi invecchiati di 50 anni dagli stessi attori. 

Miscelando i generi (guerra, avventura, politico) con qualche intermezzo di comica follia (la vendita del pollo al mercato galleggiante), Lee mostra i segni di una guerra immorale (Non era la nostra) e che non finisce mai, nella testa o nella realtà, per le persone coinvolte. Voglio solo quello che mi spetta dice Paul staccandosi dal gruppo e andando incontro ad un tragico destino. 

E Spike Lee, quasi profetizzando l’assassinio di George Floyd, ha il merito e il dovere di ricordarci che quel giorno è ancora lontano. Con una tensione morale, un’urgenza sociale e una potenza visiva che fanno di questo Da 5 Bloods uno dei suoi film più riusciti dai tempi di Inside man. E a pensare che in Vietnam il 32% delle truppe americane era composto da neri vengono i brividi.   

Disponibile su Netflix dal 12 giugno       


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http://www.netflix.com

 
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