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martedì 26 maggio 2020
di Claudio Fontanini
Bar Giuseppe
Giulio Base riflette su accoglienza, integrazione e figura paterna con un grande Marescotti
Una stazione di servizio sperduta nel nulla, un uomo silenzioso e giusto, una profuga africana il cui nome significa vergine nella lingua swahili. Presentato alla Festa del cinema di Roma e ora disponibile in esclusiva su Rai Play, Bar Giuseppe di Giulio Base è un film pudico, astratto e sensibile che racconta l’oggi attraverso la Sacra famiglia dei Vangeli. 

Rimasto vedovo e con due figli già adulti e agli antipodi (Nicola Nocella fornaio sposato e Michele Morrone spiantato balordo cercaguai), Giuseppe (Ivano Marescotti) è in cerca di aiuto per la gestione della sua attività. Lo troverà nella diciottenne Bikira (Virginia Diop) che da cameriera si trasformerà in moglie (è lei a chiedergli sposarlo) tra lo scandalo della comunità locale, razzista e benpensante. Fino al sorprendente annuncio di quella dolce e indifesa creatura che dice di essere incinta senza aver mai fatto sesso... 

Film di sguardi e silenzi che parla di un’umanità dolente ed anonima, Bar Giuseppe- girato in Puglia- mette in scena lo scandalo della bontà in un’epoca votata all’apparenza più che alla sostanza. 
Tra vecchie pistole e dialoghi scarnificati, spasimanti in Vespa e assaggi di cibo che aprono mondi (bella la sequenza nel retrobottega del bar velato dalle tendine che proteggono quella nuova intimità), furti e feste di compleanno, Giulio Base riflette su accoglienza e integrazione, significato di famiglia e figura paterna. 

Con quel padre senza tempo al quale dà anima e corpo un misuratissimo Ivano Marescotti, capace di esprimere una vasta gamma di stati d’animo senza bisogno di pronunciare parole. 
Una lettura laica dell’uomo Giuseppe alla quale Giulio Base offre una regia piena di movimenti di macchina aerei che sorvolano quel piccolo universo locale fatto di grandi spazi aperti che si fanno mondo. 

Affiora qua e là un certo schematismo narrativo che poteva essere superato virando decisamente verso il poetico ma Base sembra ‘accontentarsi’ della parabola piuttosto che spingere sul pedale delle emozioni. Il bilancio finale è comunque quello di un film sincero e necessario che mette lo spettatore di fronte a se stesso e al proprio tempo.  

In esclusiva su Rai Play dal 28 maggio   

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