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martedì 21 gennaio 2020
di Claudio Fontanini
Figli
La Cortellesi e Mastandrea per la prima volta insieme sul grande schermo nel film postumo di Torre
Nascita e gestione di un figlio: istruzioni per l’uso. Potrebbe essere questo il sottotitolo del nuovo film di Matteo Torre (l’autore teatrale, sceneggiatore e regista prematuramente scomparso lo scorso luglio) diretto per l’occasione dall’amico e collaboratore Giuseppe Bonito (Pulce non c’è) che ne raccoglie il testimone artistico distillando pillole e filosofie di vita dell’autore di Boris

Sara e Nicola (Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea per la prima volta insieme sul grande schermo) sono sposati e innamorati. Hanno una bambina di 6 anni e una convivenza serena ma è la classica quiete prima della tempesta in arrivo. Quella causata dalla nascita di un secondo figlio che sconvolgerà il loro precario equilibrio esistenziale dando vita a situazioni tragicomiche che diventano occasione- anche- per un amaro consuntivo sullo stato delle cose del paese Italia

Ed ecco in sequenza nonni stravaganti e gli amici vessati da indemoniati pargoletti (irresistibile Stefano Fresi), le visite da pediatre guru (Dovete lasciare il lavoro e dedicarvi al nascituro. Non avete una rendita fissa? Un appartamento da affittare?) e l’affannosa ricerca di una baby sitter affidabile (la spunterà una ciociara con la fissa per l’ovo alla cocca), la sonata n.8 di Beeethoven (la Pathétique) a sostituire i pianti notturni del neonato e la ricerca della casualità perduta a sconfiggere tabelle ed orari che uccidono i sentimenti della coppia. 

Diviso in otto capitoli che tentano di miscelare registro comico ad analisi sociale, il film- che prende spunto dal bel monologo di Torre I figli invecchiano- ha un andamento discontinuo e straniante
Come i pensieri dei due protagonisti- che flirtano con l’inconscio ed il surreale- Figli fa spesso fatica a incanalare e modulare in uno stile cinematografico il testo oscillante di Torre, un grande raccontatore per voce sola. 

E così a sequenze divertenti e più vere del vero e a dettagli risolutivi (quei fazzoletti che passano con mano decisa sulle bocche sporche dei bambini dopo il gelato) fanno da contraltare situazioni paradossali (la tavolata nella Tuscia) e figurine troppo sfocate per assurgere al ruolo di tipi. Con un’insistita e inopportuna voce fuori campo a far da collante a scatti di crescita e finestre aperte per metaforici salti nel vuoto, impossibili fughe notturne (con la coppia al ristorante e finalmente libera per una sera che si ritrova a vedere le foto dei figli sui cellulari) e spazi bianchi da riempire di ricordi e distorsioni soggettive, chat di classe e mantelli da supereroe in un film che moraleggia assai e invita alla resistenza creativa

Gesto eroico in un paese a crescita zero (anche se Valerio Aprea dice che gli italiani hanno capito tutto…) o pura incoscienza? Beatitudine o tormento? Ma forse mettere al mondo figli è solo una questione di propensione all’ascolto e di accettazione. Di se stessi e degli altri. 

In sala dal 23 gennaio distribuito da Vision 


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