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giovedì 9 gennaio 2020
di Claudio Fontanini
HAMMAMET
Un re senza scettro nel film di Amelio che privilegia l’intimità alla cronaca
Hammamet non è un film su Craxi anche se lui è il protagonista e il motore del racconto, che comunque si concentra più sull’uomo che sul politico. Le parole di Gianni Amelio illuminano la prospettiva di quella che alla fine si rivela una vera e propria impresa. Padri e figli. E’allora questo il vero tema portante di un film che aggiorna le macrotematiche care al registe calabrese.
Hammamet non è un film su Craxi anche se lui è il protagonista e il motore del racconto, che comunque si concentra più sull’uomo che sul politico. Le parole di Gianni Amelio illuminano la prospettiva e le linee narrative di quella che alla fine si rivela una vera e propria impresa. 

Perché avere a disposizione un monumentale Pierfrancesco Favino, che grazie a cinque ore di trucco giornaliero e ad un impressionante lavoro di mimesi vocale e gestuale è Craxi, accennare vagamente al percorso politico dell’ultimo grande statista italiano e focalizzarsi soltanto sulla parabola discendente di un uomo malato e privato del suo regno risulta alla fine un errore. 

Padri e figli. E’allora questo il vero tema portante di un film che aggiorna le macrotematiche care al registe calabrese in un curioso rimando speculare- con la giustizia al posto del terrorismo- al bellissimo Colpire al cuore dell’82 con Trintignant

Basato su testimonianze reali- il film non è né una cronaca storica fedele né un pamphlet militante, Hammamet- girato nella vera residenza di Craxi in Tunisia- mette in scena un re caduto, in una sorta di melodramma infarcito di pietas cristiana e popolato da fantasmi

Quelli del rimorso e della colpa, di compagni di partito traditi (Antonio Cederna all’inizio del film) e di affetti familiari da recuperare. E così, in quella villa lontana dal mare e immersa negli uliveti ecco il Presidente (nel film viene sempre chiamato così) in una resa dei conti intima e privata (Bisognerebbe aggiungere vita agli anni non anni alla vita) dalla quale fanno capolino qua e là riflessioni politiche e monologhi davanti ad una telecamera virgolettati dal formato 4:3. 

Ma il centro di questo film statico e piatto è nel confronto con i figli (con Stefania che diventa curiosamente Anita in onore alla passione che Craxi aveva per Garibaldi). Una (Livia Rossi) volitiva e testarda nel difendere ad ogni costo il padre, l’altro (Alberto Paradossi) più defilato e lontano in una guerra di memoria e diritti acquisiti da combattere senza sosta. 

E intanto Craxi, con due condanne in giudicato sulle spalle, riflette e soffre (Io le colpe le pago da vivo, tutti i giorni), immagina e pretende con un misterioso visitatore al suo fianco arrivato dal nulla e che sembra la voce della sua coscienza. Vittima di se stesso e della sua arroganza, il Craxi di Amelio passa in rassegna nani e giganti in un percorso che privilegia- ma senza mai emozionare davvero- i problemi personali ai massimi sistemi. 

Un uomo che come il Michele Apicella del finale di Bianca crede che restare senza figli sia la cosa più atroce (Devi convincere tuo fratello a farne un altro dice alla figlia mentre gli taglia i capelli in una delle sequenze più calde del film) e che la condanna del pregiudizio sia impossibile da sconfiggere. 

Tra serate davanti alla tv con la moglie cinefila (impossibile eguagliare Il Divo di Sorrentino) e peccati veniali da ignorare (In politica conta il fine ultimo), una spiaggia dove si vede l’Italia e qualche battuta ironica (I comunisti? Sono come i ravanelli: bianchi e gustosi dentro, rossi di fuori), impossibili eredità politiche ed ex amanti in visita (davvero sfocata la sequenza nella stanza d’albergo con Claudia Gerini), dolci arabi e piatti di spaghetti (Ecco il vero rimpasto... dice Craxi a tavola all’amico democristiano interpretato da Renato Carpentieri), costi della democrazia e un carro armato che spunta nel nulla, Hammamet è una lunga agonia di un uomo imprigionato dalle catene della colpa

Sin troppo semplicistico e didascalico, il film di Amelio sembra accontentarsi di un sentimento esteriore più che sviscerare e approfondire le stazioni di quella personale via crucis. Impossibile fare un film del genere senza ‘sporcarsi le mani’ e fare nomi e cognomi

Non si tratta di prendere posizione o esporsi politicamente ma soltanto di fare luce e chiarezza su fatti e avvenimenti e rapportarli alla condizione dell’uomo Craxi. Imprescindibile dal politico. Impossibile da capire per un giovane nato dopo gli anni ‘90, questo Hammamet si risolve in una ghost story senza guizzi (con la  passeggiata in solitaria verso il Duomo di Milano nel sottofinale che echeggia il Bellocchio di Buongiorno, notte) con un contorno presidenziale che sembra soltanto di servizio e non assurge mai al ruolo di personaggio. 

Resta la straordinaria prova di Favino che, dopo aver incarnato Tommaso Buscetta ne Il traditore, sembra essersi specializzato nel riportare in vita personaggi realmente esistiti. Musiche di Nicola Piovani alla sua prima collaborazione con Amelio


In sala dal 9 gennaio distribuito da 01 


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