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giovedì 19 dicembre 2019
di Claudio Fontanini
La dea fortuna
Nel nuovo film di Ozpetek tutto il repertorio del regista turco tra dramma e commedia
Quartieri colorati e popolati da varia umanità, tavolate amicali, facce conosciute, malattia in agguato e musicalità d’accompagnamento a sostenere il tutto. Se qualcuno avesse riconosciuto in questi pochi tratti il cinema di Ferzan Ozpetek non avrebbe sbagliato e per il suo tredicesimo film dietro alla macchina da presa il regista turco torna ancora una volta alle atmosfere di sempre dopo la suggestiva parentesi di Napoli velata

Per la prima volta insieme sul grande schermo Edoardo Leo e Stefano Accorsi (un habituée del cinema di Ozpetek dopo Saturno contro e Le fate ignoranti) sono una coppia che vive insieme da 15 anni. Idraulico ruspante il primo (ma è quello che porta i soldi a casa), intellettuale a mezzo servizio il secondo (si occupa di traduzioni letterarie dopo aver sognato d’insegnare all’estero) scoprono sulla propria pelle le conseguenze dell’amore in una relazione che si trascina più per abitudine che per volontà. 

Sarà l’arrivo improvviso di una vecchia amica di uno dei due a scompaginare le carte e i destini di vite al bivio. Costretta ad un ricovero ospedaliero Annamaria (Jasmine Trinca) chiede alla coppia di tenergli in custodia i due piccoli figli per qualche giorno ma quello che doveva essere un impegno provvisorio si trasformerà a poco a poco in un’insperata svolta esistenziale per i due protagonisti costretti all’improvviso a fare i conti con se stessi e con la responsabilità di essere genitori. 

Scritto da Ozpetek col fedele Gianni Romoli (sceneggiatura a sei mani con Silvia Ranfagni) La dea fortuna (il titolo viene dal Santuario della Fortuna Primigenia della città di Palestrina) mette in scena tutto il mondo del regista del Bagno turco in uno dei film più personali e autobiografici della sua filmografia (alla base del racconto c’è la malattia del fratello poi scomparso). 

Tra litigi e scenate di gelosia, tradimenti e balli collettivi in terrazza sotto il diluvio, gesti plateali e accorate confessioni il nuovo/vecchio Ozpetek non sorprende e non ammalia nonostante l’ottima prova dei due protagonisti e uno stuolo di comprimari all’altezza (nota di merito per Dora Romano nei panni della governante della villa in Sicilia). 

Il problema del film, impeccabile per stile e confezione, è che questo ennesimo tentativo di conciliare al meglio dramma e commedia non fotografa al meglio tutto ciò che è intorno al nucleo narrativo principale. E così quella mamma affannata e in fuga dal passato (occhio a una Barbara Alberti in versione Psycho) e gli stessi bambini (Sara Ciocca ed Edoardo Brandi) sembrano elementi strumentali e funzionali alla rinascita della coppia più che personaggi sviluppati sino in fondo. 

E la stessa corte dei miracoli cara ad Ozpetek (non mancano anche qui la filosofa esistenziale Serra Yilmaz, il transgender Cristina Bugatty e un Filippo Nigro malato di Alzheimer) non riesce fino in fondo a dare anima e spessore ad una pellicola discontinua e politica nel suo messaggio finale sulle famiglie arcobaleno. 

Perché in fondo è tutta una questione di cuore e moralità più che di genetica. Nei 5 brani di repertorio del film (le musiche originali sono di Pasquale Catalano) la meravigliosa Luna Diamante di Mina e Che vita meravigliosa di Diodato sui titoli di coda.   


In sala dal 19 dicembre distribuito da Warner Bros. Pictures     


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