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lunedì 25 novembre 2019
di Claudio Fontanini
UN GIORNO DI PIOGGIA A NEW YORK
Uno scoppiettante girotondo sentimentale illuminato dalla fotografia di Storaro
Un omaggio alle vecchie commedie romantiche di Hollywood destinato ai ventenni di oggi. Succede in Un giorno di pioggia a New York, nel quale Woody Allen torna a Manhattan adattando temi e situazioni a lui care ai tempi moderni. Con due fidanzatini di un college dell’Arizona alle prese con incontri rivelatori e potenziali tradimenti
Un omaggio alle vecchie commedie romantiche di Hollywood destinato ai ventenni di oggi. Succede in Un giorno di pioggia a New York, nel quale Woody Allen torna a Manhattan adattando temi e situazioni a lui care ai tempi moderni. 

Gatsby (Timothée Chalamet) e Ashleigh (Elle Fanning) sono due fidanzatini di un college dell’Arizona. Lui è il figlio degenere di una famiglia ricchissima (è scommettitore dipendente e in segreto sogna di diventare un allibratore), lei è una bella provinciale poco colta con padre banchiere alle spalle e l’aspirazione di diventare giornalista cinematografica (per lei Kurosawa è un un grande regista europeo…). 

E proprio da un compito assegnatole dal giornale del college (intervistare a Manhattan il suo regista preferito) prende le mosse un carosello sentimentale pieno di sorprese e dialoghi rivelatori che fanno della sceneggiatura di Allen un vero e proprio manuale da studiare nelle scuole di cinema. 

E così mentre quella biondina, svampita solo in apparenza, frequenterà hotel di lusso e set cinematografici alla ricerca di uno scoop che la vita sembra mettergli sul piatto; quel ragazzo che sembra appartenere ad un’epoca passata (ama i classici hollywoodiani e la musica di Gershwin)  incontrerà la sfrontata e seducente sorella della sua ex fidanzata (Selena Gomez) con la quale sembra condividere molte cose (a cominciare dal fascino per la pioggia newyorkese del titolo). 

Intanto quel regista talentuoso (Liev Schreiber) annega nell’alcool delusioni professionali e crisi d’identità, uno sceneggiatore tormentato (Jude Law) scopre che la  moglie lo tradisce col suo migliore amico, un divo sudamericano capriccioso (Diego Luna) vuole portarsi a letto l’aspirante reporter e la madre di Gatsby, che ha organizzato un mega party in famiglia- forse nasconde un insospettabile passato. 

Tra incontri casuali e bizzarre avventure, il nuovo film di Woody Allen- illuminato dalla magnifica fotografia di Vittorio Storaro- miscela a meraviglia il glamour contemporaneo ad un’epoca passata con una grazia e una discrezione della macchina da presa che farebbe gridare al miracolo se non fosse consuetudine per l’autore di Manhattan

Con quella città che ha un piano tutto suo per i suoi personaggi e che si diverte a rimescolare piani e propositi originali. Perché tra singhiozzi a tempo indeterminato e ciak in auto, passeggiate culturali (meravigliosa la sequenza al Metroplitan Museum of Art) e risate che rischiano di rovinare un matrimonio, prove di baci, suonate al pianoforte (Gatsby intona Everything Happens to me di Chet Baker) e nascondigli in tombe egizie (attenzione ai parenti…), Un giorno di pioggia a New York- un po’ Il giovane Holden, un po’ Alice nel paese delle meraviglie visto dalla doppia prospettiva dei due protagonisti- è essenzialmente un film sul tempo da indirizzare secondo i propri voleri e sulla necessità di essere se stessi (La vita reale? Va bene per chi non sa fare di meglio). 

Sfidando regole imposte e convenzioni nel nome di un’autenticità tanto più preziosa al tempo del virtuale. Elegante, prezioso e scoppiettante, Un giorno di pioggia a New York regala 92’ di intelligente divertimento e riflessioni mai banali. 
Forse sarà sempre lo stesso film ma tu... suonala ancora Woody. 

In sala dal 28 novembre distribuito da Lucky Red


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